Wall Street in rosso, su accentua inversione curva T-bond
Chiusura negativa ieri per Wall Street. I mercati temono sempre di più che il quadro possa cambiare a causa delle tensioni commerciali tra Stati Uniti e Cina. Non a caso il differenziale tra il rendimento del titolo a 10 anni e quello a tre mesi è ulteriormente sceso in territorio negativo provocando una inversione della curva vista come precursore di una recessione.
Arrivato a cedere fino a 409 punti, il DJIA ne ha lasciati sul terreno 221,36, lo 0,87%, a quota 25.126,41. L’S&P 500 ha perso 19,37 punti, lo 0,69%, a quota 2.783,02 riuscendo a riportarsi sopra la media mobile a 200 giorni persa nel corso degli scambi. Il Nasdaq Composite ha ceduto 60,04 punti, lo 0,79%, a quota 7.547,31. Il petrolio a giugno al Nymex è scivolato dello 0,6% a 58,81 dollari al barile alla vigilia delle scorte Usa.
Breaking news
A Wall Street si respira ottimismo grazie all’avvicinarsi di un accordo tra Stati Uniti e Iran e all’attesa per l’Ipo di SpaceX. L’accordo prevede la revoca delle sanzioni petrolifere e la riapertura dello Stretto di Hormuz. Intanto, i principali indici azionari statunitensi registrano guadagni, mentre il petrolio Wti segna un calo.
La Ford ha emesso un richiamo per oltre 255mila veicoli negli Stati Uniti a causa di una valvola di spurgo del canister difettosa, che potrebbe portare allo spegnimento del motore. La NHTSA ha comunicato che i veicoli coinvolti mostrano segnalazioni di malfunzionamento e imprecisioni nel livello del carburante. Il richiamo coinvolge alcuni modelli Focus prodotti tra il 2012 e il 2018.
La Borsa di Tokyo ha registrato un’impennata del 3% grazie alla speranza di un accordo imminente tra Stati Uniti e Iran per porre fine al conflitto in Medio Oriente. L’indice Nikkei ha chiuso con un guadagno del 2,81%, mentre il Topix è salito dell’1,35%.
La Bce potrebbe aumentare nuovamente i tassi di interesse se il conflitto in Medio Oriente continuerà a influenzare l’economia. Lo afferma Joachim Nagel, membro del Consiglio direttivo