Usa, ordini di beni durevoli superano le attese: si rafforza il dollaro
Gli investimenti sono in salute negli Stati uniti: a settembre, l’ultimo mese del trimestre, la domanda di beni durevoli è salita del 2,2%, più del doppio rispetto alle attese. Gli ordini “core” sono cresciuti dello 0,7%, più dello 0,5% previsto. Inoltre i dati del mese precedente sono stati rivisti al rialzo a +0,7% anziché 0,5% come era stata riportato in precedenza. Venerdì verrà comunicato il dato sul Pil nel terzo trimestre da cui ci si attende un’espansione del 2,7%.
La cifra ‘core-core’ degli ordini di beni durevoli depurati dalle spese in settori come Difesa e Aereospazio, ha mostrato un incremento dell’1,3%, molto meglio dello 0,3% stimato. Nel complesso le cifre possono considerarsi positive per l’economia maggiore al mondo e provano che gli uragani non hanno avuto grandi effetti materiali negativi. In seguito alla pubblicazione dei dati macro, sul Forex l dollaro si rafforza leggermente sulle valute principali rivali.

Breaking news
A Wall Street si respira ottimismo grazie all’avvicinarsi di un accordo tra Stati Uniti e Iran e all’attesa per l’Ipo di SpaceX. L’accordo prevede la revoca delle sanzioni petrolifere e la riapertura dello Stretto di Hormuz. Intanto, i principali indici azionari statunitensi registrano guadagni, mentre il petrolio Wti segna un calo.
La Ford ha emesso un richiamo per oltre 255mila veicoli negli Stati Uniti a causa di una valvola di spurgo del canister difettosa, che potrebbe portare allo spegnimento del motore. La NHTSA ha comunicato che i veicoli coinvolti mostrano segnalazioni di malfunzionamento e imprecisioni nel livello del carburante. Il richiamo coinvolge alcuni modelli Focus prodotti tra il 2012 e il 2018.
La Borsa di Tokyo ha registrato un’impennata del 3% grazie alla speranza di un accordo imminente tra Stati Uniti e Iran per porre fine al conflitto in Medio Oriente. L’indice Nikkei ha chiuso con un guadagno del 2,81%, mentre il Topix è salito dell’1,35%.
La Bce potrebbe aumentare nuovamente i tassi di interesse se il conflitto in Medio Oriente continuerà a influenzare l’economia. Lo afferma Joachim Nagel, membro del Consiglio direttivo