Trump sblocca due progetti di oleodotti ritardati da Obama
Dopo gli altolà dell’amministrazione Obama, Donald Trump ha firmato gli ordini esecutivi in grado di sbloccare la costruzione di due oleodotti fortemente osteggiati anche dalle comunità ambientaliste. I due progetti sono il Keystone XL Pipeline, ad opera di TransCanada, e il Dakota Access pipeline, che dovrebbe essere completato Energy Transfer Partners.
Nel primo caso il petrolio transiterà, grazie a questa via, dalla regione canadese dell’Alberta al Nebraska; nel secondo, il passaggio sarà fra il North Dakota e l’Illinois.
“Renderemo molto più facile per le compagnie petrolifere, e per tutti gli altri che lo desiderino, fare business negli Stati Uniti”, ha detto Trump nel corso di un incontro con i dirigenti delle case automobilistiche americane presso la Casa Bianca.
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Wall Street apre in negativo, influenzata dall’aumento dei prezzi del petrolio a causa delle tensioni in Medio Oriente e dai risultati trimestrali deludenti di Tesla e Alphabet. Le azioni di Alphabet scendono del 5,9% a causa delle nuove previsioni di spesa, mentre Tesla perde il 9,6% dopo utili inferiori alle attese. Gli indici Dow Jones, S&P 500 e Nasdaq sono tutti in calo, mentre il petrolio Wti segna un significativo aumento.
Nella settimana conclusasi il 18 luglio, le richieste di sussidio di disoccupazione negli Stati Uniti sono diminuite di 22.000 unità rispetto alla settimana precedente, superando le aspettative degli analisti. La media delle ultime quattro settimane ha visto un calo, segnale di un mercato del lavoro in miglioramento.
tim ha concluso la prima parte del suo programma di riacquisto azionario, acquistando 14 milioni di azioni per un valore totale di oltre 108 milioni di euro. Il piano, iniziato a maggio 2026, prevede l’acquisto di un massimo di 70 milioni di azioni. Attualmente, tim detiene circa lo 0,12% del proprio capitale sociale in azioni proprie.
Nuovo affondo dell’Unione Europea contro i colossi del tech. La Commissione europea ha sanzionato Google per un importo complessivo di 890 milioni di euro, contestando al gruppo di Mountain View due distinte violazioni del Digital Markets Act (DMA) legate al motore di ricerca e al marketplace Google Play