Tasse Ue: primato Italia per aliquota implicita lavoro. Occhio a tassazione proprietà
Un rapporto dell’Unione europea fa il punto della situazione sulle tasse periodiche che vanno a colpire il patrimonio immobiliare nell’area. Nel report sulla tassazione, si legge che tali tasse “hanno attratto una crescente attenzione da parte dei governi perchè in molti paesi sono basse e costituiscono potenzialmente una fonte per aumentare il gettito e vengono considerate nello stesso tempo meno dannose per la crescita economica”.
Il rapporto pubblicato dalla Commissione europea monitora i trend della tassazione nell’Unione.
In Italia il gettito da questa tassa è di poco superiore al 2%: viene superata solo da Francia, Regno Unito, Grecia, Danimarca, Belgio, Spagna, a fronte di una media Ueche è del 2,5%, e a fronte della media dell’Eurozona, pari al 2,3%. Il tasso più alto di imposizione sulla proprietàin rapporto al pil viene rilevato in Francia (3,2% nel 2014), nel Regno Unito (3,1%) e in Grecia (2,6%). Tassi più bassi in Croazia, Lussemburgo e Malta (quest’ultima non pratica alcuna tassa di questo tipo).
Dal report Ue emerge inoltre che l’aliquota implicita sul lavoro in Italia è la più elevata nell’Unione europea e nel 2014 si è attestata al 43,9%. In Belgio era al 43,5%, in Austria al 43%. Piu’ bassa era a Malta (23,2%), Bulgaria 623,7%), Regno Unito (25,3%). L’aliquota implicita emerge dal rapporto tra il gettito fiscale e la relativa base imponibile.
In generale, la Commissione evidenzia, sulla base dei dati 2014, il livello di imposizione fiscale e della contribuzione sociale obbligatoria in Unione europea sia più elevato rispetto a Usa e Giappone: 38,8% del pil, 13 punti percentuali sopra gli Usa e 8 sopra il Giappone.
Breaking news
Wall Street inizia la giornata con un calo, influenzato dalle preoccupazioni sui costi delle infrastrutture per l’intelligenza artificiale e dalle indiscrezioni sul possibile rinvio dell’IPO di OpenAI. I titoli dei semiconduttori subiscono un impatto negativo. L’indice Dow Jones perde 116,85 punti, lo S&P 500 cala di 46,22 punti e il Nasdaq scende di 281,38 punti. Il petrolio Wti registra una flessione del 2,74%, attestandosi a 69,95 dollari al barile.
Volkswagen sta pianificando una ristrutturazione radicale che potrebbe comportare il taglio di 100.000 posti di lavoro e la chiusura di quattro stabilimenti in Germania. Il CEO Oliver Blume guida queste iniziative, mentre l’azienda affronta una significativa sfida finanziaria con un crollo dell’utile netto e delle vendite, specialmente in Cina.
Le borse cinesi chiudono in negativo a causa delle prese di profitto sui titoli tecnologici, influenzate dall’aumento dei prezzi dei prodotti Apple e dal possibile rinvio dell’IPO di OpenAI. L’indice Hang Seng di Hong Kong scende dell’1,76%, mentre l’indice composito di Shanghai perde il 2,26%.
La Borsa di Tokyo ha chiuso con un calo del 4,15%, segnando la terza peggiore perdita di sempre per l’indice Nikkei. Questo crollo è stato principalmente causato dalle vendite sui titoli tecnologici, influenzate dalla performance negativa del Nasdaq e dalla caduta di Apple, che ha registrato un calo del 6,1%.