Seat PG: sotto inchiesta per bancarotta fraudolenta in 14

11 Novembre 2015, di Alessandra Caparello

TORINO (WSI) – Seat Pagine Gialle nella bufera. Sotto inchiesta per bancarotta fraudolenta 11 membri dell’ex Consiglio di Amministrazione e tre del collegio sindacale in carica tra il 2003 e il 2004 che non potranno esercitare per 12 mesi attività imprenditoriali, professionali e uffici direttivi delle persone giuridiche e delle imprese.

L’inchiesta mette sotto i riflettori la distribuzione di una maxi dividendo di oltre 3,5 miliardi di euro. Dopo una complessa indagine coordinata  dal Procuratore Aggiunto del pool penale dell’economia della Procura della Repubblica di Torino, Vittorio Nessi, e dal Sostituto Procuratore Valerio Longi, le Fiamme gialle del Nucleo di Polizia tributaria hanno eseguito delle misure cautelari interdittive.

“L’attività d’indagine, coordinata operazioni straordinarie, che ha portato alcuni fondi lussemburghesi di private equity – attraverso un’articolata catena societaria – ad acquisire nel 2003 il pieno controllo della Seat Pg  e a beneficiare – attraverso gli amministratori dell’epoca (alcuni dei quali con interessenze nei fondi stessi) – della distribuzione di un maxi dividendo da oltre 3 miliardi e mezzo di euro, finanziato con un’operazione tutta a debito verso la società”.

I fatti risalgono al 2003 quando la  Silver Spa, controllata in toto da Spyglass spa, i cui soci erano alcuni fondi di private equity, ha acquisito il controllo di Seat per 3,1 miliardi, di cui 2,2 miliardi facendo ricorso al debito. Dopo l’acquisizione del controllo, la Seat è stata  fusa nella Silver spa e quindi  nella Spyglass spa, con cambio del nome in Seat Pg.

Nel 2004 il Cda  ha deliberato la distribuzione straordinaria di un dividendo di quasi 3,6 miliardi che, secondo l’inchiesta era mosso da logiche di profitto dei soci contrarie agli interessi della società. La distribuzione è stata finanziata con linee di credito, facendo così aumentare l’indebitamento della società a 4 miliardi a fine 2004. Negli anni successivi l’azienda però impossibilitata a sopportare il peso dell’indebitamento, ha chiesto l’ammissione al concordato preventivo nel 2013.