Russiagate, inchiesta destinata a concludersi “senza prove dirette di collusione”

12 Febbraio 2019, di Alberto Battaglia

La Commissione intelligence del Senato americano si sta avvicinando alla fine della sua inchiesta sul caso Russiagate. L’ipotesi che Donald Trump abbia richiesto l’aiuto dei russi durante la campagna presidenziale, secondo quanto riferisce una fonte del partito Democratico alla emittente Nbc, non potrà essere sostenuta da prove dirette.  I contatti tra gli uomini vicini a Trump e i russi suggerisce, piuttosto, una campagna aperta ricevere l’aiuto di un avversario straniero. Trump e i suoi aiutanti avrebbero avuto più di 100 contatti con i russi prima dell’inaugurazione. “Non avremmo mai trovato un contratto firmato nel sangue che diceva: ‘Ehi, Vlad, facciamo una collusione”, ha detto la fonte dem a Nbc.

Il Pane del Russiagate secondo quanto riferito all’Atlantic da una fonte interna alla Commissione, avrebbe appurato “un set comune di fatti”, ma non avrebbe raggiunto un accordo sul “significato di questi fatti”.

Appena la settimana scorsa il presidente della Commissione, Richard Burr, aveva anticipato la possibile conclusione delle indagini: “Se scriviamo un report basato sui fatti, allora non c’è nulla che possa suggerire che c’è stata una collusione” fra Donald Trump e la Russia.

Ciò che sembra certo è che, nonostante i numerosi indizi e i contatti sospetti fra uomini vicini a Trump e i russi (da Manafort, a Flynn e molti altri) l’inchiesta del procuratore Robert Mueller non sarebbe prossima a svelare prove esplosive sul caso Russiagate.