Petrolio a fondo, verso flop Opec. Battaglia eterna tra Iran e sauditi

27 Settembre 2016, di Laura Naka Antonelli

Il meeting informale dei paesi produttori di petrolio appartenenti all’Opec si appresta a concludersi, come temuto, con un flop. È infatti improbabile che si troverà un accordo sul congelamento della produzione. In forte calo dunque i prezzi del petrolio, che scontano soprattutto le dichiarazioni arrivate dall’Iran, che ha detto praticamente no all’ipotesi di congelamento della produzione, confermando anzi l’obiettivo di aumentare la propria offerta. Il tutto mentre Goldman Sachs ha tagliato a 43 dollari al barile da $50 le previsioni sulle quotazioni nel quarto trimestre.

Petrolio dunque in ribasso di più di tre punti percentuali, un calo che vanifica il rialzo superiore al 3% della vigilia, sulla scia delle speranze sul raggiungimento di una intesa nel vertice di Algeri. Gli analisti intervistati da Marketwatch fanno notare che proprio la rivalità tra l’Arabia Saudita e l’Iran rimane il nodo da sciogliere. Così Alan Oster, responsabile economista presso National Australia Bank:

“Non c’è davvero speranza di raggiungere un qualche accordo, in assenza di una intesa tra l’Iran e l’Arabia Saudita“.

Dal canto suo, l’Arabia Saudita ha detto di essere favorevole a un congelamento della produzione, ma solo in caso di partecipazione al piano da parte di tutti i membri dell’Opec, e a condizione che l’Iran stabilisca un tetto massimo alla sua offerta futura al valore attuale della sua offerta giornaliera, che è di 3,6 milioni di barili.

L’Iran punta invece a raggiungere il target – precedente al periodo delle sanzioni economiche – pari a 4,2 milioni di barili al giorno. In chiusura di mercati europei, il contratto scambiato a New York del WTI cede -3,4%, a $45,39, mentre il Brent cede -1,29%, a $46,74.