Nike rivede l’utile, ma al mercato non basta. Titolo punito per rallentamento Usa e Cina
Il colosso americano dell’abbigliamento sportivo Nike è tornato in utile nel terzo trimestre fiscale e ha registrato ricavi in linea alle stime. Tuttavia, la crescita in Nord America – il mercato che genera il 40% delle sue vendite totale – ha rallentato come anche la Cina. Notizie che hanno alimentano un sell off sul titolo che, ieri, nel dopo mercato di Wall Street ha perso il 4%.
Nei tre mesi chiusi il 28 febbraio scorso, il gruppo con sede nell’Oregon ha messo a segno utili di 1,1 miliardi di dollari contro la perdita di 921 milioni di dollari dello stesso periodo dell’esercizio precedente, quando avevano pesato spese una tantum legate alla riforma fiscale adottata in Usa prima del Natale 2017. I ricavi trimestrali sono aumentati del 7% annuo a 9,61 miliardi di dollari, esattamente quanto atteso dal mercato.
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Ieri la società ha annunciato di essersi aggiudicata un nuovo contratto onshore per il progetto Uthmaniyah Gas Compression Plant in Arabia Saudita
Wall Street apre in positivo, ignorando le tensioni tra Stati Uniti e Iran e i dati sull’inflazione all’ingrosso. Le minacce di Trump verso l’Iran non scoraggiano i mercati, mentre i dati sull’inflazione superano le aspettative. Il Dow Jones, lo S&P 500 e il Nasdaq registrano guadagni, mentre il prezzo del petrolio WTI sale leggermente.
Le borse cinesi chiudono in negativo a causa delle tensioni tra USA e Iran e delle vendite nel settore tecnologico. L’indice Hang Seng di Hong Kong scende per la settima sessione consecutiva. Alibaba e altre piattaforme tecnologiche sono sotto esame per pubblicità ingannevoli legate al Festival dello shopping ‘618’.
La Borsa di Tokyo ha chiuso piatta dopo una sessione mattutina volatile, segnata dalle tensioni tra Usa e Iran e dall’aumento dei prezzi del petrolio. L’indice Nikkei ha recuperato, chiudendo in lieve rialzo, mentre il Topix ha registrato una leggera flessione.