Manifatturiero Usa, indici contrastanti
L’indice Philly Fed, che misura l’andamento del settore manifatturiero di Philadelphia negli Usa, è calato a 22,3 punti dai 25,8 di febbraio, un dato inferiore alle attese degli analisti che erano per 23,2 punti. Valori maggiori dello zero indicano che all’interno del distretto ci sono nel settore manifatturiero più imprese ottimiste che pessimiste. In rialzo invece l’indice manifatturiero Empire State di New York, che a marzo sale a 22,5 punti dai 13,1 del mese precedente. Il dato è molto superiore alle attese che stimavano una crescita a 15,2 punti. In aumento l’indice sui nuovi ordini e sulle consegne e migliorano le condizioni del mercato del lavoro. L’indice sulle aspettative invece scende a 44,1 punti.
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Giungono segnali chiaroscuri dal fronte macroeconomico statunitense, con gli ultimi dati che tracciano un quadro a due velocità per la prima economia mondiale
Wall Street apre in modo poco movimentato dopo una giornata difficile. L’attenzione è sui titoli tecnologici e sul calo dei prezzi del petrolio. Il Dow Jones segna un leggero aumento, mentre il Nasdaq è in calo. L’S&P 500 mostra una lieve crescita. Il petrolio Wti al Nymex scende dell’1,80%.
Volkswagen ha mantenuto un fatturato stabile nel primo semestre del 2026, grazie all’aumento dei ricavi nei servizi finanziari che ha compensato il calo nel settore automobilistico. Il produttore tedesco affronta sfide come l’interruzione della produzione dell’ID.4 negli Stati Uniti e un divario di costi rispetto alla concorrenza.
American Express ha riportato un aumento significativo delle vendite e degli utili nel secondo trimestre, trainato dalla maggiore spesa dei titolari di carte di credito. L’utile netto ha superato le aspettative degli analisti, con un incremento del 10% dei ricavi e un aumento del 9% nella spesa dei titolari di carte. La società prevede di reinvestire i proventi in iniziative di crescita e conferma le previsioni di utile per azione.