L’inflazione ai massimi dal 1990 riaccende l’oro
I prezzi dell’oro e di altre commodities, come l’argento, hanno dato chiari segnali di forza dopo la pubblicazione dei dati sull’inflazione Usa di ottobre, balzata al 6,2%, ritmo di crescita più alto dal lontano 1990.
Con l’inflazione galoppante sta diventando sempre più difficile accettare il mantra delle banche centrali secondo cui tale inflazione sia solo transitoria.
Le materie prime sono storicamente riconosciute come asset class idonea per proteggersi dall’inflazione e anche se in passato l’oro si è dimostrato come un grande strumento di copertura, specialmente durante i periodi di inflazione elevata, finora quest’anno non è stato all’altezza della sua reputazione.
Tuttavia, dopo il report sull’inflazione USA al 6,2%, l’oro ha iniziato a muoversi con decisione al rialzo, ritornando sopra quota 1860 dollari/oncia per la prima volta dopo 5 mesi; per l’oro questa si profila come la sua migliore settimana da fine agosto.
“Le materie prime sono probabilmente lo strumento di copertura perfetto per il contesto attuale, data la natura di ciò che sta guidando l’inflazione. Il beta delle materie prime rispetto all’inflazione inattesa è ancora più forte del suo beta rispetto all’inflazione attesa. Se i driver dell’inflazione oggi sono inaspettati, allora le materie prime sono il posto dove dirigersi”, rimarca Nitesh Shah, Head of Commodities & Macroeconomic Research di WisdomTree Europe.
Con questa forza dell’inflazione, sulla base dei modelli interni di previsione di WisdomTree, l’oro dovrebbe essere scambiato più vicino a 2.300 dollari/l’oncia. “Riconoscendo la potenziale forza del dollaro statunitense e l’aumento dei rendimenti del Tesoro che probabilmente deriveranno dal percorso di inasprimento della politica monetaria della Federal Reserve (sia in termini di riduzione degli acquisti di obbligazioni che di futuri segnali di aumento dei tassi), l’oro potrebbe non arrivare a 2.300 dollari/l’oncia, ma potrebbe ancora salire a 1.900 dollari/l’oncia entro la fine di quest’anno solare. Il 4° trimestre 2021 è un momento cruciale per l’oro per mettersi alla prova. Speriamo certamente che la rilevazione dell’inflazione al 6,2% funga da defibrillatore per riportare in vita il metallo”, argomenta Nitesh Shah.
Cosa muove il prezzo dell’oro
Il prezzo del metallo è influenzato da molte variabili, che vanno dalla domanda industriale e per gioielleria a quella per copertura finanziaria.
Uno dei più importanti driver dell’oro è sicuramente il valore del dollaro, questo perché l’oro è quotato in dollari, di conseguenza un dollaro forte tenderà a frenare gli acquisti di oro e quindi a ridurre il prezzo di questo bene. Al contrario, un dollaro debole avrà l’effetto di incrementare gli investimenti e quindi di aumentare il prezzo dell’oro.
Proprio il dollaro forte (viaggia ai massimi a un anno e mezzo sull’euro) è stato uno degli elementi che hanno frenato quest’anno l’interesse sull’oro.
Un eventuale aumento dei tassi di interesse, inoltre, potrebbe deprimere le quotazioni del metallo.
Bisogna inoltre considerare che si osservano spesso investimenti in oro quando gli altri asset, compreso il mercato azionario, presentano rischi o mostrano instabilità.
In ultima, con i rendimenti obbligazionari statunitensi che scendono e con la correzione al ribasso del dollaro, l’oro ha ora una possibilità concreta di proseguire il trend rialzista nelle prossime sedute.
Analisi tecnica
Con la candela rialzista di mercoledì l’oro sembrerebbe aver trovato nuova forza per proseguire il trend rialzista iniziato nel 2019, violando al rialzo una zona di resistenza ben marcata tra 1830-1835 dollari/oncia, con primo obiettivo di prezzo a quota 1910.
I livelli da monitorare per le prossime sedute sono 1875 come prima importante resistenza statica e area 1832 che dopo essere stata bucato al rialzo è ora diventato il principale supporto di breve per il metallo.
Resistenza 2: 1910
Resistenza 1: 1875
Supporto 2: 1801
Supporto 1: 1835
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