Iran accusa sauditi: “raid aereo contro ambasciata”. Petrolio recupera
Il governo di Teheran punta il dito contro quello saudita, reo di aver attaccato con aerei da guerra la sua ambasciata in Yemen. “L’Arabia Saudita è responsabile per i danni al palazzo dell’ambasciata e al personale”, ha dichiarato il portavoce del ministero degli Esteri dell’Iran, Hossein Ansari Jaber, intervistato dalla televisione di Stato IRIB.
Come riporta l’agenzia di stampa iraniana ISNA, il governo in Iran ha vietato le importazioni di prodotti realizzati in Arabia Saudita, una decisione presa a seguito di una riunione di gabinetto presieduta dal Presidente Hassan Rouhani.
I due eventi sono solo gli ultimi due incidenti di una crisi diplomatica sempre più intesa tra i due esportatori di petrolio. Sui mercati i prezzi del greggio, in caduta libera sui mercati (Wti anche -4%) hanno recuperato qualcosa dopo gli ultimi sviluppi in Medioriente.
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Ieri la società ha annunciato di essersi aggiudicata un nuovo contratto onshore per il progetto Uthmaniyah Gas Compression Plant in Arabia Saudita
Wall Street apre in positivo, ignorando le tensioni tra Stati Uniti e Iran e i dati sull’inflazione all’ingrosso. Le minacce di Trump verso l’Iran non scoraggiano i mercati, mentre i dati sull’inflazione superano le aspettative. Il Dow Jones, lo S&P 500 e il Nasdaq registrano guadagni, mentre il prezzo del petrolio WTI sale leggermente.
Le borse cinesi chiudono in negativo a causa delle tensioni tra USA e Iran e delle vendite nel settore tecnologico. L’indice Hang Seng di Hong Kong scende per la settima sessione consecutiva. Alibaba e altre piattaforme tecnologiche sono sotto esame per pubblicità ingannevoli legate al Festival dello shopping ‘618’.
La Borsa di Tokyo ha chiuso piatta dopo una sessione mattutina volatile, segnata dalle tensioni tra Usa e Iran e dall’aumento dei prezzi del petrolio. L’indice Nikkei ha recuperato, chiudendo in lieve rialzo, mentre il Topix ha registrato una leggera flessione.