Il debito della Russia è ormai spazzatura. Idem azioni russe, il London Stock Exchange ne caccia 27

3 Marzo 2022, di Redazione Wall Street Italia

La Russia di Vladimir Putin sta pagando sempre più cara la decisione di aver invaso l’Ucraina: politica e finanza continuano a portare avanti la strategia dell’isolamento di Mosca dal resto del mondo, mettendo al bando tutto ciò che possa avere a che fare con il presidente russo e il suo paese.

Le azioni delle aziende russe quotate negli indici azionari mondiali vengono cacciate, il debito pubblico diventa spazzatura, “junk”, per opera delle principali agenzie di rating:

l’ultima è stata Moody’s, che si è allineata al downgrade annunciato da Fitch nelle ore precedenti e anche a quello, arrivato la scorsa settimana, dall’altra collega S&P.

Proprio nelle ultime ore è risuonato inoltre l’alert sul rischio default della Russia, ovvero l’allarme sulla capacità di Mosca di rimborsare il debito e di pagare le cedole: capacità messa ulteriormente in dubbio, dopo che la banca centrale russa ha congelato il pagamento delle cedole agli investitori stranieri che detengono titoli di stato emessi da Mosca in rubli.

Per avere un’idea di cosa significherebbe un default, vale la pena di ricordare che gli investitori stranieri detengono i titoli di stato russi per un valore di quasi 3 trilioni di rubli (l’equivalente di 29 miliardi di dollari, dati di inizio febbraio) .

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MSCI: mercato azionario Russia ormai non investibile

Riguardo all’espulsione delle azioni russe dai listini azionari, un dirigente della società MSCI aveva detto chiaro e tondo che il mercato azionario della Russia “non è più investibile”.

Fuori dunque i titoli russi dagli indici stilati da MSCI, così come dai listini stilati dal Ftse Russell. La decisione è ferma: nessuna pietà da parte dei due provider indipendenti di indici azionari, che hanno annunciato che le azioni russe saranno rimosse da tutti i listini in cui finora sono state presenti.

Basta Russia anche da parte del London Stock Exchange, che ha sospeso il trading di ben 27 società: si tratta di aziende che hanno tutte forti legami con Mosca, come EN+, Sberbank, Gazprom, Lukoil e Polyus.

L’LSE ha motivato la cacciata con “gli eventi in Ucraina, alla luce delle condizioni di mercato, al fine di garantire il mantenimento dell’ordine sui mercati”.

Il Ftse Russell ha comunicato che la decisione sarà efficace a partire dal prossimo 7 marzo, mentre la rimozione dei titoli russi dagli indici di MSCI avverrà dopo la chiusura delle contrattazioni del 9 marzo.

L’agenzia di stampa Reuters ha ricordato che la Russia incide sull’indice dei mercati emergenti MSCI per il 3,24%, e per 30 punti base circa nel listino che raccoglie le azioni di tutto il mondo.

Segnato da giorni il destino dei titoli

dei colossi russi Evraz e Polymetal, che hanno perso, a seguito dei forti smobilizzi che si sono accaniti contro di essi, lo status di appartenenza all’indice Ftse 100 della borsa di Londra. Polymetal – società anglo-russa, è attiva nell’estrazione dell’oro – mentre Evraz – gigante russo dell’acciaio, è controllato per il 29% dal miliardario Roman Abramovich. Entrambe le azioni hanno perso il loro “Ftse 100 status”, come riporta il Guardian, dopo essere crollate rispettivamente del 77% e dell’82% dall’inizio dell’anno. I titoli sono stati ‘trasferiti’ nell’indice Ftse 250 index.

Moody’, Fitch e S&P bocciano rating debito Russia a junk

Riguardo alla carrellata di downgrade che hanno colpito il debito pubblico della Russia di Putin, Fitch ha tagliato il rating a “B” da “BBB”, con “rating watch negative”, indicando dunque il rischio di ulteriori downgrade.

Il downgrade di Moody’s, di ben sei gradini, ha portato la valutazione del debito da “Baa3” a “B3”, livello anche in questo caso junk, da spazzatura.

Fitch ha fatto notare che l’unico precedente di un downgrade di ben sei gradini di un rating di un singolo stato sovrano è quello che colpì la Corea del Sud, nel 1997:

“La gravità delle sanzioni internazionali in risposta all’invasione militare dell’Ucraina da parte della Russia ha aumentato i rischi sulla stabilità macro-finanziaria, rappresenta uno shock enorme per i fondamentali del debito, e potrebbe minare la volontà a servire il debito governativo”, si legge nella nota di Fitch, che ha aggiunto come le sanzioni Usa e Ue che proibiscono qualsiasi transazione con la Banca centrale russa “avranno un impatto sui fondamentali del debito russo molto più forte di qualsiasi sanzione comminata in precedenza”.

Ovvero? Ovvero, le misure punitive renderanno le riserve internazionali della Russia inutilizzabili per un eventuale intervento nel mercato del forex.

“Le sanzioni potrebbero anche pesare sulla volontà della Russia di rimborsare i debiti (e, come scritto sopra, è stata di fatto la stessa banca centrale a congelare il pagamento delle cedole agli investitori stranieri)- ha avvertito ancora l’agenzia di rating – La decisione di Putin di mettere in stato di ‘allerta alta’ le forze nucleari sembra diminuire la prospettiva che il presidente cambi strategia in Ucraina al punto tale da avallare il ritiro rapido delle sanzioni“.