Guerra commerciale fa paura: crollano mercati asiatici
Seduta di vendite sui mercati asiatici, che affonda sotto il peso dell’intensificarsi delle tensioni sugli scambi commerciali tra Usa e Cina. L’indice Nikkei della Borsa di Tokyo è sceso dell’1,77% (-401,85 punti) a 22.278,48 e l’indice Topix l’1,55% (-27,51 punti) a 1.743,92.
Shanghai perde il 3,31%, Shenzhen il 5,10%, Hong Kong il 2,72%. Cali sopra al punto e mezzo percentuale invece per Tokyo e e Seul. Sydney è l’unica che riesce a restare a galla muovendosi intorno alla parità.
L’oro è in rialzo con il lingotto con consegna immediata che guadagna lo 0,5% a 1.283,7 dollari l’oncia. Mentre il petrolio, con i vertice Opec di venerdì che potrebbe allentare i limiti alla produzione, scende a 65,4 dollari al barile. Anche l’Europa è vista in calo. Sotto la lente della giornata i lavori del forum della Bce a Sintra, in Portogallo, con l’intervento del presidente, Mario Draghi.
Breaking news
A Wall Street si respira ottimismo grazie all’avvicinarsi di un accordo tra Stati Uniti e Iran e all’attesa per l’Ipo di SpaceX. L’accordo prevede la revoca delle sanzioni petrolifere e la riapertura dello Stretto di Hormuz. Intanto, i principali indici azionari statunitensi registrano guadagni, mentre il petrolio Wti segna un calo.
La Ford ha emesso un richiamo per oltre 255mila veicoli negli Stati Uniti a causa di una valvola di spurgo del canister difettosa, che potrebbe portare allo spegnimento del motore. La NHTSA ha comunicato che i veicoli coinvolti mostrano segnalazioni di malfunzionamento e imprecisioni nel livello del carburante. Il richiamo coinvolge alcuni modelli Focus prodotti tra il 2012 e il 2018.
La Borsa di Tokyo ha registrato un’impennata del 3% grazie alla speranza di un accordo imminente tra Stati Uniti e Iran per porre fine al conflitto in Medio Oriente. L’indice Nikkei ha chiuso con un guadagno del 2,81%, mentre il Topix è salito dell’1,35%.
La Bce potrebbe aumentare nuovamente i tassi di interesse se il conflitto in Medio Oriente continuerà a influenzare l’economia. Lo afferma Joachim Nagel, membro del Consiglio direttivo