Fs, Piano 2016: 94 miliardi d’investimenti e integrazione con Anas
Il gruppo Ferrovie dello Stato ha comunicato il piano industriale per il 2026 invocando da “una rivoluzione culturale”: punti salienti sono 94 miliardi d’investimenti, nell’orizzonte del Piano, i 17,6 miliardi di ricavi attesi con ebitda che passa da 2,3 a 4,6 miliardi, e, infine, l’integrazione con Anas. Per quest’ultima gli investimenti previsti ammontano a 15,5 miliardi che innalzeranno a 78 i miliardi destinati agli investimenti in infrastrutture: 21mila i nuovi posti di lavoro collegati a tale aumento della spesa.
“Il principio alla base è cercare di spostare tutto il Gruppo da un gruppo di trasporto ferroviario e gruppo che fornisce servizi di mobilità integrata”, ha dichiarato il presidente di Fs, Gioia Ghezzi.
“Anas e Rfi diventeranno sorelle”, ha confermato l’ad Renato Mazzoncini aggiungendo che le sinergie che si verranno a creare permetteranno risparmi di 400 milioni di euro nell’arco del decennio prefigurato dal Piano.
Breaking news
A Wall Street si respira ottimismo grazie all’avvicinarsi di un accordo tra Stati Uniti e Iran e all’attesa per l’Ipo di SpaceX. L’accordo prevede la revoca delle sanzioni petrolifere e la riapertura dello Stretto di Hormuz. Intanto, i principali indici azionari statunitensi registrano guadagni, mentre il petrolio Wti segna un calo.
La Ford ha emesso un richiamo per oltre 255mila veicoli negli Stati Uniti a causa di una valvola di spurgo del canister difettosa, che potrebbe portare allo spegnimento del motore. La NHTSA ha comunicato che i veicoli coinvolti mostrano segnalazioni di malfunzionamento e imprecisioni nel livello del carburante. Il richiamo coinvolge alcuni modelli Focus prodotti tra il 2012 e il 2018.
La Borsa di Tokyo ha registrato un’impennata del 3% grazie alla speranza di un accordo imminente tra Stati Uniti e Iran per porre fine al conflitto in Medio Oriente. L’indice Nikkei ha chiuso con un guadagno del 2,81%, mentre il Topix è salito dell’1,35%.
La Bce potrebbe aumentare nuovamente i tassi di interesse se il conflitto in Medio Oriente continuerà a influenzare l’economia. Lo afferma Joachim Nagel, membro del Consiglio direttivo