Fase 3: con riapertura di congressi ed eventi l’Italia mette in sicurezza 36 mld di Pil

11 Agosto 2020, di Massimiliano Volpe

Il Dpcm del 7 agosto sblocca dal primo settembre congressi ed eventi. Un segnale per la ripresa di un settore che impiega quasi 570mila addetti e che sta attraversando una crisi senza precedenti: l’emergenza Covid19 ha cancellato il 70% degli eventi e dei congressi.

In base alla ricerca “L’impatto del Covid-19 sulla meeting industry italiana: la prospettiva delle sedi per eventi e congressi” realizzata dall’Alta Scuola di Economia e Relazioni Internazionali dell’Università Cattolica del Sacro Cuore (Aseri) in collaborazione con l’associazione della meeting industry italiana Federcongressi&eventi, il lockdown del settore dovuto alla pandemia ha infatti causato la cancellazione del 70% degli eventi e dei congressi. Il danno può essere tradotto a livello nazionale nella stima di una perdita di circa 215.000 eventi considerando che i meeting già previsti o comunque potenzialmente ospitabili nel 2020 rappresentano il 70% del totale annuo.

La chiusura del settore è durata 6 mesi e, a causa della situazione epidemiologica globale, è facile pensare che anche i prossimi mesi saranno all’insegna dell’incertezza. La data di riapertura dà però ossigeno a un settore rimasto completamente fermo che genera un indotto di 64,7 miliardi di euro con un impatto diretto sul Pil di 36,2 miliardi di euro/anno (l’Italia rappresenta la sesta nazione al mondo per impatto economico generato dal settore degli eventi e dei congressi) e che impiega 569 mila addetti.
Un settore trainante del turismo, che assicura l’occupazione alberghiera anche in bassa stagione (e degli hotel delle città d’arte attualmente in crisi), che promuove all’estero l’immagine dell’Italia e che coinvolge un’intera filiera (alberghi, centri congressi, agenzie organizzatrici, aziende di trasporti, società di catering e di servizi tecnici).

La riapertura avverrà secondo i protocolli stabiliti nelle “Linee guida per la riapertura delle Attività Economiche, Produttive e Ricreative” approvata dalla Conferenza delle Regioni e delle Province Autonome”. I protocolli non prevedono limiti al numero di partecipanti purché sia garantito il distanziamento interpersonale.