ENI (-1,6%) arranca insieme agli altri titoli oil del Ftse Mib
Prima parte di giornata difficile per il settore oil. A Piazza Affari ENI è arrivato a cedere oltre l’1,6% in area 10,33 euro, tra i peggiori di tutto il Ftse Mib insieme a Tenaris (-1,48%). In affanno anche Saipem che cede lo 0,85%.
Pesa la debolezza del petrolio in scia alle prospettive di un indebolimento della domanda energetica. Il futures sul WTI è arrivato a cedere il 2% circa sotto quota 67$, mentre il Brent cede l’1,6% a 69,4 dollari. I deboli dati cinesi di oggi (produzione industriale e vendite al dettaglio sotto le attese a luglio) e l’estensione delle restrizioni in Giappone (quarto importatore al mondo di greggio) si aggiungono alle indicazioni di settimana scorsa con l’Agenzia internazionale per l’energia (AIE) che ha segnalato come la crescente domanda di petrolio ha invertito la rotta a luglio e adesso su prevede che aumenterà a un ritmo più lento nel resto del 2021.
Breaking news
A Wall Street si respira ottimismo grazie all’avvicinarsi di un accordo tra Stati Uniti e Iran e all’attesa per l’Ipo di SpaceX. L’accordo prevede la revoca delle sanzioni petrolifere e la riapertura dello Stretto di Hormuz. Intanto, i principali indici azionari statunitensi registrano guadagni, mentre il petrolio Wti segna un calo.
La Ford ha emesso un richiamo per oltre 255mila veicoli negli Stati Uniti a causa di una valvola di spurgo del canister difettosa, che potrebbe portare allo spegnimento del motore. La NHTSA ha comunicato che i veicoli coinvolti mostrano segnalazioni di malfunzionamento e imprecisioni nel livello del carburante. Il richiamo coinvolge alcuni modelli Focus prodotti tra il 2012 e il 2018.
La Borsa di Tokyo ha registrato un’impennata del 3% grazie alla speranza di un accordo imminente tra Stati Uniti e Iran per porre fine al conflitto in Medio Oriente. L’indice Nikkei ha chiuso con un guadagno del 2,81%, mentre il Topix è salito dell’1,35%.
La Bce potrebbe aumentare nuovamente i tassi di interesse se il conflitto in Medio Oriente continuerà a influenzare l’economia. Lo afferma Joachim Nagel, membro del Consiglio direttivo