Crisi migranti: accordo Ue-Turchia a rischio dopo cacciata premier
Angela Merkel potrebbe pagare caro il fatto di avere condotto le trattative con la Turchia con
il premier Ahmet Davutoglu bypassando il “padre padrone” Recep Tayyip Erdogan, il presidente. Delle garanzie previste dall’accordo tra Ue e Turchia per trovare una soluzione alla crisi dei rifugiati e arginare il flusso di migranti in entrata in Europa, c’è la concessione ad Ankara che i cittadini turchi possano muoversi liberamente all’interno dell’Unione Europea.
Francia, Slovacchia, Ungheria, Polonia, Repubblica Ceca e Austria sono pronte a opporsi all’intesa. Italia, Germania e forse Spagna voterebbero si. Ma l’accordo ha bisogno di essere approvato dalla maggioranza degli Stati Membri e poi dal Parlamento europeo. A poche ore dal voto, c’è un grande caos. Ricapitolando Merkel ha negoziato in segreto un accordo con un premier che, per aver agito di nascosto dal suo presidente, è stato cacciato prima che la Commissione UE si esprima sull’accordo controverso.
Breaking news
A Wall Street si respira ottimismo grazie all’avvicinarsi di un accordo tra Stati Uniti e Iran e all’attesa per l’Ipo di SpaceX. L’accordo prevede la revoca delle sanzioni petrolifere e la riapertura dello Stretto di Hormuz. Intanto, i principali indici azionari statunitensi registrano guadagni, mentre il petrolio Wti segna un calo.
La Ford ha emesso un richiamo per oltre 255mila veicoli negli Stati Uniti a causa di una valvola di spurgo del canister difettosa, che potrebbe portare allo spegnimento del motore. La NHTSA ha comunicato che i veicoli coinvolti mostrano segnalazioni di malfunzionamento e imprecisioni nel livello del carburante. Il richiamo coinvolge alcuni modelli Focus prodotti tra il 2012 e il 2018.
La Borsa di Tokyo ha registrato un’impennata del 3% grazie alla speranza di un accordo imminente tra Stati Uniti e Iran per porre fine al conflitto in Medio Oriente. L’indice Nikkei ha chiuso con un guadagno del 2,81%, mentre il Topix è salito dell’1,35%.
La Bce potrebbe aumentare nuovamente i tassi di interesse se il conflitto in Medio Oriente continuerà a influenzare l’economia. Lo afferma Joachim Nagel, membro del Consiglio direttivo