COP26: dai viaggi al cibo, come valutare l’impatto del nostro stile di vita sul clima

3 Novembre 2021, di Redazione Wall Street Italia

Il tema delle emissioni tiene banco mentre a Glasgow si svolge la COP26 sul clima. Oggi tutti siamo chiamati a riflettere su quanto il nostro stile di vita, dai viaggi che facciamo a quello che mangiamo, abbia un impatto sul pianeta. Proprio per questo viene introdotto il concetto di Treeprint, ossia quanti alberi sono necessari per compensare la nostra impronta di carbonio, cioè le emissioni che causiamo. Ad aver elaborato questa analisi molto interessante è Credit Suisse.

Il concetto Treeprint

Le emissioni di gas a effetto serra sono personali, in quanto sono generate in ultima analisi, al fine di ospitare il nostro stile di vita. E così, l’istituto elvetico ha pubblicato “Treeprint: When emissions turn personal”, un rapporto progettato per aiutare i lettori a valutare la loro impronta di emissioni. Ed è da questo documento che viene introdotto il concetto di Treeprint, che rappresenta il numero di alberi maturi necessari per compensare una certa impronta di carbonio.

Alberi come soluzione

Partiamo da un assioma abbastanza ben definito. Gli alberi sono la soluzione. Le emissioni di gas serra (GHG) devono diminuire del 50% tra il 2020 e il 2030 per raggiungere gli obiettivi di cambiamento climatico a lungo termine secondo l’IPCC. La forestazione o la piantagione di alberi può quindi giocare un ruolo importante. A patto che si rifletta sul carico personale di emissioni causate.

L’impatto a tavola

Nel report sono stati evidenziati profili di emissione per attività come mangiare e bere, viaggi e turismo, moda, intrattenimento e tutte quelle che si svolgono dentro o intorno alla casa. Per quanto emerge, avere un impatto non è difficile. Per esempio, i nostri calcoli mostrano che scambiare una cena a base di “bistecca” (per rimediare al suo impatto sono necessari 14 nuovi alberi all’anno) con una pasta alla bolognese vegetariana (1 albero all’anno) comporta un calo del 94% delle emissioni. O ancora, un tè bianco ha un’impronta di emissioni inferiore del 90% rispetto a un caffelatte.

L’intensità delle emissioni

Tuttavia è plausibile pensare che per la maggior parte dei consumatori comprendere l’intensità delle emissioni di un’attività o di uno stile di vita sia un concetto abbastanza difficile. Per semplificare il tutto si può pertanto tradurre queste impronte in un numero di alberi utilizzando il loro potenziale di stoccaggio del carbonio, un concetto chiamato appunto “Treeprint”. Per esempio, compensare l’intensità delle emissioni di una vacanza di lusso potrebbe richiedere circa 400 alberi, mentre fare una doccia al giorno potrebbe richiedere 9 alberi all’anno e fare una lavatrice al giorno ne richiede invece 7. Persino far bollire l’acqua per il tè può richiedere la piantagione di 2 alberi all’anno.

Dunque il rapporto di Credit Suisse evidenzia la stretta relazione tra il comportamento dei consumatori e la generazione di emissioni. Mostra anche come questo possa essere cambiato, anche se è improbabile che ciò si realizzi nel breve periodo. Ma guardando al futuro, possiamo davvero modificare le nostre abitudini quotidiane in un’ottica sostenibile. Passando dalle parole ai fatti, la stessa cosa che si chiede alle istituzioni. Generare impatti positivi con comportamenti etici, piantare più alberi, costruendo un domani più roseo per le nuove generazioni.