Cina, FMI: Riforme strutturali se si vuole fermare bolla debito aziende
PECHINO (WSI) – Crescente la preoccupazione del Fondo Monetario Internazionale per i problemi di debito della Cina. Un recente rapporto di inizio mese ha messo in luce come il debito corporate conta ormai per il 160 per cento del Pil cinese e il piano di conversione debt-to-equity del governo di Pechino rischia di far sopravvivere società zombie, ossia imprese non vitali che sono ancora operative e sarà anche alla base del conflitto di interessi tra gli istituti di credito.
Da qui la spinta dell’FMI ad una risposta urgente da parte del governo per risolvere il crescente debito delle aziende, considerato dal Fondo guidato da Christine Lagarde un problema grave per l’economia cinese. Fondo che ha messo in luce come il piano di Pechino per scambiare Npl ( Non performing loan) con azioni delle aziende debitrici, da solo, non è sostenibile. Da qui la necessità di riforme strutturali e macroeconomiche.
“Un piano ampio può aiutare ad allocare le risorse per usi produttivi e questo sostiene, insieme al giusto mix di politiche macroeconomiche e riforme strutturali, un bilanciamento economico della Cina verso un modello più sostenibile di crescita”.
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Negli Stati Uniti, le richieste di sussidi di disoccupazione sono aumentate di 13.000 unità nella settimana conclusa il 30 maggio, raggiungendo un totale di 225.000, superando le previsioni di 215.000. Il dato precedente è stato rivisto al ribasso da 215.000 a 212.000. Il numero totale di beneficiari è diminuito di 8.000, attestandosi a 1.777.000 nella settimana terminata il 23 maggio.
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Le Borse cinesi chiudono in negativo a causa delle crescenti tensioni commerciali con gli Stati Uniti e l’instabilità in Medio Oriente. L’indice Hang Seng e l’indice composito di Shanghai registrano perdite significative. L’amministrazione Trump annuncia nuovi dazi, colpendo anche la Cina.