Cina, calo record per le riserve valutarie a dicembre
Le riserve di valuta straniera detenute dalla Pboc, le più grandi del mondo, hanno registrato cali record sia nell’ultimo mese del 2015 sia nell’anno complessivo, diminuendo rispettivamente di 107 miliardi di dollari a dicembre e di 512,66 miliardi nell’arco dei 12 mesi. E’ quanto si apprende dai dati ufficiali trasmessi dalla banca centrale della Cina.
A fronte della fuga di capitali dal Paese la banca centrale sta cercando di moderare le pressioni sul cambio, pur lasciando svalutare improvvisamente lo yuan in agosto e, in maniera più graduale, a partire da fine ottobre. L’intervento massiccio sulle riserve non sarà sostenibile sul lungo periodo, il che lascia presagire che le svalutazioni della moneta cinese potrebbero continuare.
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Ieri la società ha annunciato di essersi aggiudicata un nuovo contratto onshore per il progetto Uthmaniyah Gas Compression Plant in Arabia Saudita
Wall Street apre in positivo, ignorando le tensioni tra Stati Uniti e Iran e i dati sull’inflazione all’ingrosso. Le minacce di Trump verso l’Iran non scoraggiano i mercati, mentre i dati sull’inflazione superano le aspettative. Il Dow Jones, lo S&P 500 e il Nasdaq registrano guadagni, mentre il prezzo del petrolio WTI sale leggermente.
Le borse cinesi chiudono in negativo a causa delle tensioni tra USA e Iran e delle vendite nel settore tecnologico. L’indice Hang Seng di Hong Kong scende per la settima sessione consecutiva. Alibaba e altre piattaforme tecnologiche sono sotto esame per pubblicità ingannevoli legate al Festival dello shopping ‘618’.
La Borsa di Tokyo ha chiuso piatta dopo una sessione mattutina volatile, segnata dalle tensioni tra Usa e Iran e dall’aumento dei prezzi del petrolio. L’indice Nikkei ha recuperato, chiudendo in lieve rialzo, mentre il Topix ha registrato una leggera flessione.