Cina, azionario fa crac: -4% ai minimi di 15 mesi
L’azionario cinese torna sui livelli visti a novembre di due anni fa. Al G20 l’analista del gruppo Shenwan Hongyuan, Qian Qimin, ha detto a Bloomberg di ritenere che “il boom del mercato immobiliare potrebbe attirare sempre più investimenti e gli investitori hanno paura che questo possa prosciugare la liquidità dal mercato azionario”.
Il che significherebbe crollo dei prezzi di Borsa e probabile scoppio di una bolla immobiliare nell’economia di un paese che è già in frenata. Il vertice del G20, come prevedibile, non ha portato alcun risultato concreto e con nessun altra manovra di stimolo monetario all’orizzonte, improvvisamente la Borsa cinese e in particolare l’indice di Shanghai hanno iniziato con le contrattazioni con uno scivolone più pesante del -4%.

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I mercati dell’oro e dell’argento registrano un significativo rialzo, con l’oro spot che guadagna il 2,3% e l’argento spot che sale del 3,4%. Questo aumento è dovuto al rinnovato appetito per il rischio, seguito dall’accordo tra Stati Uniti e Iran e dalla prospettiva di riapertura dello Stretto di Hormuz.
La Borsa di Tokyo ha registrato un aumento del 5%, segnando un massimo storico, in seguito all’accordo tra Stati Uniti e Iran che pone fine alla guerra in Medio Oriente. Il Nikkei ha chiuso a 69.317,50 punti, con un incremento del 4,99%. I settori dell’elettronica e delle costruzioni hanno mostrato significativi guadagni, con Murata Manufacturing, Kioxia Holdings e Taisei in evidenza.
Christine Lagarde, Presidente della Bce, ha evidenziato come l’aumento dei prezzi energetici stia influenzando l’economia con effetti di secondo livello sempre più evidenti
Le dichiarazioni di UniCredit in merito all’offerta su azioni Commerzbank