Cigno nero e guerra valutaria per impedire apprezzamento del franco

6 Giugno 2016, di Alberto Battaglia

La banca centrale della Svizzera sta operando attivamente per interrompere l’apprezzamento del franco svizzero, conseguente anche alle incertezze che attanagliano la confinante Area Euro, questa l’opinione di Yann Quelenn, analista di Swissquote:

Siamo convinti che la Banca centrale svizzera stia intervenendo sul mercato dei cambi attraverso acquisti di titoli non denominati in franchi svizzeri con l’obiettivo di alleggerire le spinte al rialzo della moneta domestica. Dall’inizio dell’anno, infatti, le riserve sono aumentate di più di 30 miliardi di CHF (da 560 a 590 mld). Il dato sulle riserve di Maggio sarà pubblicato martedì prossimo e dovrebbe confermare un’azione in tal senso della BNS.
[…] Il bilancio della banca centrale è cresciuto a dismisura e in questo momento supera il 90% del PIL elvetico. Questo significa però che l’intervento sui cambi non può più essere illimitato e il fatto di avere un bilancio il cui valore superi la ricchezza che l’intera economia svizzera può generare rappresenta un vero rischio. Qualora si verificasse l’uscita della Gran Bretagna dall’area euro, infatti, anche il collasso della moneta unica inizierà a venire prezzato e, per quanto si tratti di un’eventualità da “cigno nero”, l’abbandono dell’euro come moneta comune potrebbe avere effetti disastrosi anche sull’economia svizzera. La BNS infatti è saltata dentro la currency war – (guerra valutaria con entrambi i piedi) – senza considerare a sufficienza quanto sia complicato e costoso competere con la “gigantesca macchina dell’euro”.