Brexit, Moody’s ritiene alto il rischio di ulteriori fasi di stallo nei negoziati
Il rischio che i colloqui tra autorità europee e inglesi sulla Brexit incontrino un’altra fase di stallo sono elevati secondo Moody’s. Il presidente della Commissione Ue Jean-Claude Juncker non è l’unico a pensare che dopo il difficile passaggio alla fase due delle trattative, ci saranno altri ostacoli molto duri da superare.
In un report l’agenzia di rating Moody’s Investors Service osserva che “in linea di principio l’accordo sui termini del divorzio del Regno Unito dall’Unione Europea è positivo, in quanto si sono ridotti i rischi di uno scenario negativo, ovvero quello di arrivare al 29 marzo 2019, data di scadenza dei colloqui, senza un’intesa tra le parti”. Detto questo, i futuri negoziati sui nuovi patti commerciali e leggi doganali saranno probabilmente complicati e “c’è una possibilità significativa che si arrivi a ulteriori punti morti prima che venga raggiunto un accordo definitivo” sulla Brexit.
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A Wall Street si respira ottimismo grazie all’avvicinarsi di un accordo tra Stati Uniti e Iran e all’attesa per l’Ipo di SpaceX. L’accordo prevede la revoca delle sanzioni petrolifere e la riapertura dello Stretto di Hormuz. Intanto, i principali indici azionari statunitensi registrano guadagni, mentre il petrolio Wti segna un calo.
La Ford ha emesso un richiamo per oltre 255mila veicoli negli Stati Uniti a causa di una valvola di spurgo del canister difettosa, che potrebbe portare allo spegnimento del motore. La NHTSA ha comunicato che i veicoli coinvolti mostrano segnalazioni di malfunzionamento e imprecisioni nel livello del carburante. Il richiamo coinvolge alcuni modelli Focus prodotti tra il 2012 e il 2018.
La Borsa di Tokyo ha registrato un’impennata del 3% grazie alla speranza di un accordo imminente tra Stati Uniti e Iran per porre fine al conflitto in Medio Oriente. L’indice Nikkei ha chiuso con un guadagno del 2,81%, mentre il Topix è salito dell’1,35%.
La Bce potrebbe aumentare nuovamente i tassi di interesse se il conflitto in Medio Oriente continuerà a influenzare l’economia. Lo afferma Joachim Nagel, membro del Consiglio direttivo