Bitcoin torna sotto muro 40.000 $, tensioni Russia-Ucraina non aiutano
Si conferma in ribasso il bitcoin, già sceso del 7% alla vigilia in scia alle crescenti tensioni geopolitiche che hanno provocato un risk-off generalizzato sui mercati. Oggi la maggiore criptovaluta al mondo ha visto le proprie quotazioni scendere sotto i 40.000$ per la prima volta in due settimane. Toccato un minimo in area 39.700 $. Male anche l’Ethereum che viaggia in area 2.800$, giù del 6% nelle ultime 24 ore (dati Coin Desk).
Il forte calo di ieri è coinciso con il peggior giorno del 2022 per l’indice Dow Jones con la correlazione con i movimenti dei mercati azionari in deciso aumento rispetto al 2021 e la criptovaluta che tende a muoversi di pari passo con asset sensibili alla crescita come le azioni e non fungere più da protezione contro l’inflazione o bene rifugio come nel recente passato era stata indicata dai sostenitori del bitcoin.
Breaking news
A Wall Street si respira ottimismo grazie all’avvicinarsi di un accordo tra Stati Uniti e Iran e all’attesa per l’Ipo di SpaceX. L’accordo prevede la revoca delle sanzioni petrolifere e la riapertura dello Stretto di Hormuz. Intanto, i principali indici azionari statunitensi registrano guadagni, mentre il petrolio Wti segna un calo.
La Ford ha emesso un richiamo per oltre 255mila veicoli negli Stati Uniti a causa di una valvola di spurgo del canister difettosa, che potrebbe portare allo spegnimento del motore. La NHTSA ha comunicato che i veicoli coinvolti mostrano segnalazioni di malfunzionamento e imprecisioni nel livello del carburante. Il richiamo coinvolge alcuni modelli Focus prodotti tra il 2012 e il 2018.
La Borsa di Tokyo ha registrato un’impennata del 3% grazie alla speranza di un accordo imminente tra Stati Uniti e Iran per porre fine al conflitto in Medio Oriente. L’indice Nikkei ha chiuso con un guadagno del 2,81%, mentre il Topix è salito dell’1,35%.
La Bce potrebbe aumentare nuovamente i tassi di interesse se il conflitto in Medio Oriente continuerà a influenzare l’economia. Lo afferma Joachim Nagel, membro del Consiglio direttivo