Bitcoin scivola sotto i 42.000$ su prospettiva di una Fed più hawkish
Nuovo dietrofront del bitcoin che questa mattina è sceso con decisione sotto i $ 42.000, sui minimi da settembre e a circa -40% dai massimi storici raggiunti il 10 novembre in area 69mila. La più grande criptovaluta è scesa fino al 4,9% a $ 41.008. Peggio fa l’Ether, il secondo più grande token, che cede oltre l’8% al livello più basso dal 30 settembre.
Declino delle criptovalute innescato da un calendario più rapido della Fed per l’aumento dei tassi di interesse. Dai verbali del Fomc è infatti emersa l’intenzione di accelerare la rimozione degli stimoli monetari e il rialzo dei tassi per contrastare l’inflazione. Il costo del denaro, in particolare, dovrebbe subire tre ritocchi nel corso dell’anno, forse già a partire da marzo. Notizia che ha spinto in rialzo i rendimenti sull’obbligazionario.
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Ieri la società ha annunciato di essersi aggiudicata un nuovo contratto onshore per il progetto Uthmaniyah Gas Compression Plant in Arabia Saudita
Wall Street apre in positivo, ignorando le tensioni tra Stati Uniti e Iran e i dati sull’inflazione all’ingrosso. Le minacce di Trump verso l’Iran non scoraggiano i mercati, mentre i dati sull’inflazione superano le aspettative. Il Dow Jones, lo S&P 500 e il Nasdaq registrano guadagni, mentre il prezzo del petrolio WTI sale leggermente.
Le borse cinesi chiudono in negativo a causa delle tensioni tra USA e Iran e delle vendite nel settore tecnologico. L’indice Hang Seng di Hong Kong scende per la settima sessione consecutiva. Alibaba e altre piattaforme tecnologiche sono sotto esame per pubblicità ingannevoli legate al Festival dello shopping ‘618’.
La Borsa di Tokyo ha chiuso piatta dopo una sessione mattutina volatile, segnata dalle tensioni tra Usa e Iran e dall’aumento dei prezzi del petrolio. L’indice Nikkei ha recuperato, chiudendo in lieve rialzo, mentre il Topix ha registrato una leggera flessione.