Analisti: tassi negativi non sono il limite per le banche centrali

23 Febbraio 2016, di Mariangela Tessa

NEW YORK (WSI) – Le banche centrali non hanno più frecce al loro arco per contrastare la nuova fase della crisi finanziaria. Così Stuart Canning, Investment Specialist del team Multi-Asset di M&G Investments che in una nota odierna sottolinea:

Siamo convinti che il legame fra i tassi d’interesse (e la politica delle banche centrali in generale) e la crescita globale sia stato sopravvalutato in questa fase recente. La funzione principale di gran parte dell’attività delle banche centrali negli ultimi anni è stata la fornitura di liquidità; eppure, come molti cominciano a vedere adesso, il rapporto fra questi interventi e i risultati in termini di crescita è, nella migliore delle ipotesi, limitato.

Le banche centrali sono state chiaramente in grado di influenzare la curva dei rendimenti e i prezzi delle obbligazioni, ma a dettare l’andamento delle economie reali in giro per il mondo sono stati gli stessi fattori di sempre: spirito imprenditoriale, produttività e strutture di incentivo. Siamo convinti che un governo possa dare stimolo alla crescita principalmente attraverso la politica fiscale, ossia tagli fiscali e/o di spesa. Molti Paesi devono ancora cominciare a compiere uno sforzo concertato in quest’area.

Tuttavia, se oggi i timori riguardano soprattutto la liquidità nel settore finanziario (e, come già notato sopra, potrebbero essere eccessivi), allora le banche centrali possono continuare ad agire esattamente come hanno fatto finora per prevenire un blocco degli ingranaggi del sistema finanziario. I tassi d’interesse bassi o negativi non sono un limite per questa funzione.