Ambasciatore: “Turchia in Europa entro il 2023”
Anche se la stretta ai presunti oppositori interni seguita al fallito golpe ha raffreddato i rapporti fra la Turchia e l’Unione Europea “Il governo turco vuole entrare nell’Ue entro il 2023”: lo ha dichiarato l’ambasciatore turco per l’Unione europea, Yenel Selim, in un’intervista rilasciata al quotidiano tedesco Die Welt. “La democrazia turca celebrerà quell’anno i 100 anni della sua esistenza. L’ingresso in Europa sarebbe il coronamento di un percorso per il mio Paese”, ha affermato Selim.
Dopo il golpe, ha ammesso, la Turchia si sarebbe aspettata un appoggio più solido da parte dell’Ue, mentre da noi molto si è speculato sulla reale paternità di colpo di stato apparso funzionale alle mire semiautoritarie del presidente Recep Tayyip Erdogan. “Al momento regna una profonda sfiducia tra l’Ue e la Turchia. Vogliamo delle garanzie che Bruxelles mantenga davvero la sua parola”, dice Selim, “Non vogliamo altri rinvii. La liberalizzazione dei visti deve avvenire quest’anno, il 2017 non è accettabile”.
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A Wall Street si respira ottimismo grazie all’avvicinarsi di un accordo tra Stati Uniti e Iran e all’attesa per l’Ipo di SpaceX. L’accordo prevede la revoca delle sanzioni petrolifere e la riapertura dello Stretto di Hormuz. Intanto, i principali indici azionari statunitensi registrano guadagni, mentre il petrolio Wti segna un calo.
La Ford ha emesso un richiamo per oltre 255mila veicoli negli Stati Uniti a causa di una valvola di spurgo del canister difettosa, che potrebbe portare allo spegnimento del motore. La NHTSA ha comunicato che i veicoli coinvolti mostrano segnalazioni di malfunzionamento e imprecisioni nel livello del carburante. Il richiamo coinvolge alcuni modelli Focus prodotti tra il 2012 e il 2018.
La Borsa di Tokyo ha registrato un’impennata del 3% grazie alla speranza di un accordo imminente tra Stati Uniti e Iran per porre fine al conflitto in Medio Oriente. L’indice Nikkei ha chiuso con un guadagno del 2,81%, mentre il Topix è salito dell’1,35%.
La Bce potrebbe aumentare nuovamente i tassi di interesse se il conflitto in Medio Oriente continuerà a influenzare l’economia. Lo afferma Joachim Nagel, membro del Consiglio direttivo