Alert Brexit: per il Tesoro britannico costerebbe il 6% del Pil
Il Tesoro britannico ha pubblicato un rapporto di 200 pagine nel quale vengono mostrati gli effetti negativi di un’eventuale Brexit per l’economia del Regno Unito; in particolare l’uscita dall’Ue costerebbe alle famiglie britanniche 4,300 sterline ogni anno. Le renderebbe “permanentemente più povere”, dice il ministro delle Finanze britannico, George Osborne, commentando lo studio: entro il 2030 il Pil del Regno Unito calerebbe del 6%. Inoltre per il ministro l’argomento (del quale si fanno forti gli euroscettici) che la Gran Bretagna potrebbe, in seguito all’uscita, rinegoziare patti commerciali più vantaggiosi è “pura fantasia”.
Per la compagine a favore della Brexit la mossa del Tesoro non è altro che l’ultimo atto di una campagna della paura mirata a spaventare l’elettorato sulle conseguenze dell’uscita dall’Ue.
Secondo il conservatore John Redwood, quelle del Tesoro sono “affermazioni assurde”, “mi spiace che siano degenerati a tali livelli”, ha aggiunto.
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Saipem ha annunciato l’aggiudicazione di un nuovo contratto di perforazione offshore dal valore complessivo di circa 260 milioni di dollari
La borsa di Tokyo ha chiuso con una performance mista: l’indice Nikkei ha subito una lieve flessione dello 0,17%, mentre il Topix ha guadagnato lo 0,45%. Gli investitori sono concentrati sugli sviluppi in Medio Oriente, con il prezzo del petrolio ancora elevato. Anche la borsa di Seul ha registrato un aumento con l’indice Kospi in crescita dello 0,74%.
Banco Santander SA ha registrato un utile netto nel secondo trimestre che ha superato le stime degli analisti, continuando ad aggiungere milioni di clienti. La banca ha acquisito 12 milioni di clienti negli ultimi 12 mesi e prevede un riacquisto di azioni per circa 1,8 miliardi di euro. La presidente esecutiva Ana Botin ha dichiarato che Santander continuerà a investire in opportunità di crescita redditizia, puntando sull’intelligenza artificiale per raggiungere i suoi obiettivi di profitto.
Il presidente Donald Trump ha annunciato che i produttori di farmaci generici avranno due anni per trasferire la produzione negli Stati Uniti, altrimenti dal 2028 dovranno affrontare un dazio del 100% sulle importazioni. Questa misura potrebbe aumentare i costi per i produttori e causare un incremento dei prezzi e possibili carenze di trattamenti generici.