Affaire Mps-Unicredit: Tesoro valuta maxi-aumento fino a 3 mld, prosegue due diligence  

20 Agosto 2021, di Redazione Wall Street Italia

Si aggiunge un nuovo tassello nella vicenda Mps-Unicredit-Mef. Dopo l’annuncio di fine luglio e mentre è ancora in corso la due diligence, il Tesoro prova a imprimere una accelerazione nell’operazione. Il Mef (che detiene il 64,2% della banca senese) starebbe valutando un aumento di capitale su Mps fino a tre miliardi di euro per rafforzarne la solidità patrimoniale, assecondando così la richiesta di UniCredit di rendere l’acquisizione neutrale per i suoi ratio di capitale. Un rumors lanciato ieri pomeriggio da Bloomberg News che non è stato smentito né dal Mef né da altri soggetti coinvolti nella vicenda. Una cifra che sarebbe superiore sia ai 2,5 miliardi previsti dal capital plan di Mps (basato sull’ipotesi standalone) sia a quanto recentemente indicato dal ministro delle Finanze, Daniele Franco, nelle audizioni alle commissioni Finanza di Camera e Senato di circa 1,5 miliardi.

La possibile soluzione

E così in attesa che arrivino i dettagli sulle nozze le indiscrezioni continuano a tenere banco. La soluzione privilegiata dal ministero delle Finanze sarebbe un aumento effettuato con diritto di opzione per tutelare gli azionisti di minoranza della banca di Siena. “Lo sconto applicato all’offerta non sarebbe fortemente diluitivo per gli investitori”, scrive ancora Bloomberg che cita fonti vicine al dossier precisando tuttavia che i colloqui sono ancora in corso e i dettagli di un accordo, inclusa la necessità di un aumento di capitale, saranno analizzati solo dopo che la due diligence sarà completata. Bloomberg, come sottolinea Equita, indica però che l’entità dell’aumento di capitale potrebbe essere inferiore una volta considerate altre misure quali ad esempio la conversione delle DTA in crediti fiscali (circa 2,3 miliardi), con “Il Sole 24 Ore” che avanza la possibilità che l`entità complessiva del rafforzamento patrimoniale di Mps possa essere più vicina a quota un miliardo.

Due diligence in corso

Si fanno intanto anche ragionamenti sul perimetro. Al momento, quello che appare più sicuro è che i crediti a rischio di Mps ma anche le controversie legali non dovrebbero entrare a far parte della partita. Soffermandosi sul capitolo due diligence, “Il Messaggero” scrive che “per fine mese Orcel dovrebbe riferire al Tesoro l’idea di perimetro selezionato che interessa a Unicredit: in pratica, circa l’80% dell’attuale Mps al netto della scissione di rischi, contenziosi anche futuri e dopo che il Mef avrà ricapitalizzato Siena”. Francoforte, come anticipato dal quotidiano romano lo scorso 3 agosto, ipotizza un aumento di 3 miliardi anche se la cifra è variabile. “A sua volta Unicredit cederebbe a Mcc 150 filiali al Sud con 750 dipendenti che si aggiungerebbero ai 700-1.000 del turnover fisiologico che farebbe calare a 7.000 gli esuberi di Unicredit-Mps da gestire con il Fondo di garanzia di 7 anni”, si legge su “Il Messaggero”.

Con la due diligence in corso e l`incertezza relativa alla definizione del perimetro che confluirà in UniCredit (e dell`eventuale creazione di una good bank e bad bank, così come queste saranno capitalizzate) riteniamo al momento ancora premature le ipotesi relative all`entità dell`aumento di capitale su Mps e su come questo possa poi eventualmente influire sulla base azionaria di UniCredit“, segnalano gli analisti di Equita che mantengono la raccomandazione hold e target price di 1,2 euro su Rocca Salimbeni e il rating di acquisto (buy) e prezzo obiettivo di 13 euro sul gruppo guidato da Andrea Orcel.

Gli esperti della sim milanese, concentrandosi su UniCredit, ricordano che che dal punto di vista della banca di piazza Gae Aulenti “la condizione di capital neutrality dovrà includere tutti i potenziali oneri relativi all`aumento delle coperture sui crediti, alla cessione di NPE, al processo di integrazione, alle uscite del personale e alla potenziale risoluzione anticipata di contratti di Mps; ed è agnostica sulle modalità con cui il MEF riuscirà a raggiungere la condizione di capital neutrality.