Nessun New Deal europeo, colpa della Germania

16 Febbraio 2015, di Redazione Wall Street Italia

LONDRA (WSI) – La posizione e l’ottusità della Germania nel perseverare con le stesse politiche economiche controproducenti viene criticata da Atene a Washington da economisti e autorità che condividono ben poco.

L’accusa che viene fatta al governo Merkel è sempre la stessa: Berlino non investe abbastanza. Il surplus delle partite correnti è enorme, il maggiore al mondo a 220 miliardi di euro nel 2014: significa che i tedeschi risparmiano troppo.

Persino uno dei fan delle politiche improntate al rigore della Cancelliera tedesca, Marcel Fratzscher dell’istituto tedesco di Ricerca Economica, ha scritto che la forza e solidità tedesca, che può vantare uno dei tassi di disoccupazione più bassi nel mondo occidentale, è un’illusione proprio per via del “gap di investimenti”.

Se Berlino non correggerà il tiro rischia di danneggiare l’Europa e se stessa, scrive L’Economist.

Un deficit delle partite correnti non rappresenta per forza una cosa negativa: l’indebitamento, infatti, può servire a finanziare degli investimenti. Un surplus significa, al contrario, che il paese non sta investendo abbastanza.

Il trend in calo degli investimenti pubblici e privato è sotto gli occhi di tutti. La maggior parte delle società tedesche hanno preferito investire all’estero piuttosto che in Europa. Gli investimenti all’estero hanno reso un ritorno annuale del 10% nell’arco di 20 anni, mentre gli investimenti esteri in Germania hanno portato il 15% di profitti.

La principale ragione di tale andamento, secondo Michael Huther, il direttore dell’istituto di ricerca con sede a Colonia, è l’incertezza e nervosismo sul futuro. L’ansia sulla situazione greca, sull’euro e sulla crisi in Ucraina hanno penalizzato il clima.

Molti imprenditori puntano il dito anche contro le politiche di Merkel, che con una popolazione in continuo invecchiamento non avrebbe dovuto permettere, secondo loro, ai lavoratori di andare in pensione a 63 anni, anziché 67.

Anche le politiche che stanno portando a una transizione verso l’energia verde e l’abbandonamento dell’energia nucleare e del carbone stanno allontanando gli investimenti. I sussidi all’eolico e al solare sono alti e le commissioni che molte aziende devono pagare per una unità di energia è molto più elevato rispetto all’intero costo di elettricità che spetta alle società in America.

Secondo la ricerca dell’istituto, metà degli imprenditori ritiene che tali politiche rendano i nuovi investimenti poco attraenti. Allo stesso tempo gli investimenti nel pubblico dovrebbero essere aumentati.
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Secondo l’istituto di POlitica Marcoeconomica, che ha legami con i sindacati, un incremento egli investimenti pubblici in area euro farebbe salire il Pil dell’1,6%.

I libri saranno anche in ordine in Germania, secondo il settimanale britannico, ma il paese è ancora colpevolmente riluttante a porre rimedio alla carenza di investimenti in patria.

Fonte: The Economist

(DaC)