Nadef, Istat: “Nei prossimi mesi ciclo economico ancora debole”

8 Ottobre 2019, di Alessandra Caparello

Evasione fiscale, mercato del lavoro, Pil e sostenibilità. Vari i capitoli toccati dal presidente dell’Istat Gian Carlo Blangiardo nel corso dell’audizione sulla Nadef dinanzi alle Commissioni Bilancio di Senato e Camera. La Nota di Aggiornamento del Def è il primo passo verso l’elaborazione della Legge di Bilancio 2020.

I dati contenuti nella Relazione sull’economia allegata alla Nota di aggiornamento al Def mostrano la persistenza di livelli elevati di evasione fiscale e contributiva, aspetti critici per il rafforzamento della capacità competitiva e di crescita del nostro Paese e per l’efficacia e l’equità delle politiche pubbliche”.

“In Italia, le prospettive per i prossimi mesi sembrano orientate a una sostanziale persistenza dell’attuale fase di debolezza del ciclo economico“, prosegue Blangiardo.

Nel corso della prima metà del 2019 gli indici di diffusione – che misurano la percentuale di settori in crescita rispetto al totale – si sono mantenuti al di sotto del 50%, sia nell’industria che nei servizi, tuttavia le prime indicazioni per il terzo trimestre del settore manifatturiero segnalano un miglioramento. Nei mesi più recenti è proseguito il peggioramento del clima di fiducia delle imprese”.

Per quanto riguarda le donne e il mercato del lavoro in Italia, “ancora solo il 56,2% delle donne partecipa al mercato del lavoro e il tasso di occupazione non supera il 50%. Si tratta dei valori tra i più bassi, insieme a quelli della Grecia, tra i paesi dell’Ue dove il tasso di attività è pari al 68,3% e quello di occupazione al 63,4%”.

Il decennio ha visto aumentare la distanza fra giovani e adulti in termini di stabilità del lavoro: la quota di dipendenti a tempo indeterminato tra i giovani è scesa dal 61,4% del 2008 al 52,7% del 2018, mentre quella degli over 35 è aumentata di 1,1 punti attestandosi al 67,1%. Inoltre circa un terzo dei 15-34enni occupati nel 2018 ha un lavoro a tempo determinato.

Fari puntati sulle ecoindustrie, ossia a quelle attività economiche la cui finalità principale è la protezione dell’ambiente o la gestione delle risorse naturali.

Le imprese più orientate alla sostenibilità mostrano la presenza di un premio in termini di produttività che può arrivare anche al 15% (…) il valore aggiunto delle “ecoindustrie” nel 2017 è stato pari a 36 miliardi di euro e al 2,3% del Pil, con una tendenza alla crescita superiore a quella media dell’economia”.

Infine il numero uno dell’Istituto nazionale di statistica sottolinea come “l’obiettivo di crescita programmatica fissato dal Governo per il 2019 (+0,1%), pari al tasso di variazione acquisito nel secondo trimestre, appare coerente con tale scenario, in assenza di perturbazioni derivanti da una significativa involuzione dello scenario internazionale”.