Mps, un ‘gola profonda’ ha cominciato a cantare

4 Febbraio 2013, di Redazione Wall Street Italia

ROMA (WSI) – C’era “una banda del 5%” che prendeva una percentuale illecita su ogni operazione e c’erano “pagamenti riservati” ai vertici di Mps: l’ex funzionario della banca d’affari Dresdner, sentito a Roma dalla Gdf, ha confermato tutte le accuse nei confronti di Mps che aveva già messo in un verbale di polizia giudiziaria nel 2008.

L’ex presidente dell’Abi e del Monte dei Paschi, Giuseppe Mussari, è arrivato in procura a Siena per essere sentito nell’ambito dell’inchiesta sull’acquisizione di Antonveneta.

“Auspichiamo che si creino in tempi brevi le condizioni per un interesse da parte di soci finanziari stabili e di qualità per la banca”. Lo ha detto l’amministratore delegato Mps, Fabrizio Viola, precisando che “in questo momento nuovi soci non ce n’é pronti ad investire”.

BORSA ANCORA NON CREDE AL NOSTRO PIANO

Il deprezzamento di Mps in Borsa “é sintomo del fatto che ancora il mercato non crede a quello che potrà essere il miglioramento dei fondamentali implicito nel piano industriale”, ha detto Viola

SOVRAPPOSIZIONE INCHIESTE, CSM APRE PRATICA

Le “perplessità da più parti sollevate in ordine alla sovrapposizione di plurimi interventi giudiziari” sul caso Mps, hanno spinto il Comitato di presidenza del Csm ad aprire una pratica sulle “eventuali modifiche della disciplina processuale di cui all’articolo 9 del codice di procedura penale”.

DI PIETRO, DAL CAPO DELLO STATO CENSURA DA REGIME

Sul Monte dei Paschi di Siena “il Capo dello Stato ha detto una cosa che per me resta una censura da regime”. Lo ha detto il leader dell’Italia dei Valori (Idv), Antonio Di Pietro, a Chieti, sua prima tappa del tour odierno in Abruzzo riferendosi alle ultime dichiarazioni del presidente della repubblica su Mps e il ruolo della stampa.

E’ arrivato, secondo quanto si apprende, al nucleo di polizia valutaria a Roma Antonio Rizzo, l’ex funzionario della Dresdner Bank, che già nel 2008 davanti ai pm di Milano avrebbe parlò della ‘Banda del 5%’, riferendosi ad alcuni funzionari di Mps. L’interrogatorio era già in programma nell’ambito dell’inchiesta condotta ora dalla procura di Siena sull’acquisizione di Antonveneta. Intanto a Siena c’é attesa per il pomeriggio, quando secondo alcune fonti dovrebbe arrivare l’ex presidente del Monte, Giuseppe Mussari. I nastri registrati con alcune conversazioni che confermerebbero l’esistenza della cosiddetta “banda del 5%” sarebbero in possesso di Antonio Rizzo, uno dei testimoni dell’inchiesta della procura di Siena sul Banca Monte dei Paschi. Rizzo è il funzionario della Dresdner Bank che avrebbe parlato di tangenti, appunto del 5%, all’interno della banca senese sugli affari gestiti da Mps. Lo riportano alcuni quotidiani. Ora i nastri con le conversazioni relative a questa prassi, che il funzionario aveva registrato per tutelarsi, potrebbero essere consegnati da Rizzo al nucleo valutario della Guardia di finanza che indaga sulla vicenda.

BERLUSCONI

“Ci sono scandali che in tempo di elezioni la magistratura si guarda bene dal sollevare. Su Mps non ne hanno messo in galera uno; se si trattava di noi avremmo avuto decine di persone in galera e nostre intercettazioni pubblicate ovunque”. Lo ha detto Silvio Berlusconi

La procura di Trani ha trasmesso ai pm di Siena il fascicolo di indagine aperto su Mps dopo la denuncia di Adusbef. Nell’inchiesta venivano ipotizzati i reati di aggiotaggio, manipolazione del mercato e omesso controllo in relazione a presunte inefficienze nei controlli di Consob e Bankitalia. I pm tranesi Antonio Savasta e Michele Ruggiero continuano invece ad indagare per truffa aggravata e usura in relazione ai derivati emessi da Mps e da Bnl, Unicredit, Intesa San Paolo e Credem. Nell’inchiesta tranese che ipotizza truffa e usura esercitate nei confronti di sottoscrittori del nord barese sono indagate da tempo diverse decine di persone, soprattutto dipendenti delle banche, e si ipotizza anche il reato di omesso controllo da parte di ispettori di Consob e Bankitalia che hanno il compito di controllare la genuinità dei derivati

“C’é qualche iniziativa estemporanea dettata più dall’esigenza di inseguire la notorietà che da un coerente e responsabile esercizio dell’azione penale”. Lo ha detto il vicepresidente del Csm, Michele Vietti, interpellato sul filone d’inchiesta aperto a Trani su Mps. Attorno all’iniziativa dei pm di Trani si è sollevata una discussione in relazione alla competenza territoriale, un punto su cui è intervenuto nei giorni scorsi anche il procuratore capo di Milano Edmondo Bruti Liberati. “Quando diciamo – ha detto Vietti – che i magistrati devono ispirare la propria azione ad un rigoroso rispetto delle regole, il riferimento è anche alle regole che riguardano la competenza. La competenza territoriale non è un optional, è uno dei criteri fondamentali nell’esercizio della giurisdizione”.

Week end di lavoro in procura a Siena: gli uffici hanno atteso il rientro delle notifiche degli inviti a comparire mandati ad indagati dell’inchiesta sul Monte dei Paschi e gli inquirenti continuano a studiare la mole di documenti e i complessi rapporti ricevuti dalla guardia di finanza. La procura è stata presidiata dal più giovane degli inquirenti, il sostituto Aldo Natalini, ‘magistrato di turno’ che nell’occuparsi dei fatti di giornata ha perfino recepito dalla polizia giudiziaria – ovviamente fuori dalla vicenda Monte dei Paschi – anche gli atti di un arresto per droga.

Ma, oltre il lavoro normale, la testa è tutta sull’ ‘affaire’ Mps benché, di fronte agli imminenti interrogatori, si cerchi di schermarsi dalla pressione esterna parlando di “attività istruttoria ordinaria”. Per i pm – che mantengono la linea delle bocche cucite – è una pura routine quella in corso, tipica di qualsiasi inchiesta, e non c’é da stupirsi se a circa nove mesi dall’inizio delle indagini alcuni indagati eccellenti, tra cui quasi sicuramente gli ex vertici della banca, saranno sentiti alla luce delle ultime risultanze delle indagini. Gli indagati raggiunti dall’invito a comparire potrebbero essere interrogati forse già a partire da lunedì. Sembrano esserci molte ragioni per fare ora domande ai principali indagati dell’inchiesta.

Secondo quanto si apprende, i filoni individuati nell’inchiesta su Mps richiedono ora un ‘check’, un punto della situazione, per individuare le responsabilità, dare contorni precisi ai fatti finora accertati, ed eventualmente allargare il campo ad altri soggetti finora non toccati dalle indagini. Una decina di indagati sembra numero esiguo rispetto alla mole di fatti messi sotto esame. Al vaglio degli inquirenti non ci solo la criticata compravendita di Banca Antonveneta, un affare che arrise al Banco di Santander e mise in ginocchio i conti del Monte dei Paschi, e neppure ci sono solo le varie operazioni finanziarie avventurose sui cosiddetti prodotti derivati. Due aspetti già emersi e abbastanza chiacchierati fuori dagli ambienti giudiziari.

Due filoni che, si ipotizza a Siena, in realtà sarebbero solo la fase prodromica di un’inchiesta dalle tante facce, e lunga nel tempo. Intanto gli inquirenti studiano le ultime carte provenute dalla guardia di finanza tra quelle acquisite alla Banca d’Italia e alla Consob, mentre gli investigatori sono alla ricerca di nuove ‘talpe’ nella banca e nella città, oltre al manager che starebbe collaborando con i magistrati: il contributo di testimoni chiave potrebbe dare un’accelerazione al lavoro in corso. Tuttavia, si fa rilevare, il Monte dei Paschi e chi l’ha retto dall’esterno mantengono tuttora una capacità pervasiva che sembra inibire utili atti di coscienza a fare chiarezza e doverosa opera di verità. (Ansa)

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ROMA (WSI) – È una voce interna, un manager dell’Area Finanza del Monte dei Paschi che sta aiutando gli inquirenti a scoprire che cosa accadde al momento di trattare l’acquisizione di Antonveneta. E soprattutto sta svelando i reali termini dell’accordo che portarono a una «plusvalenza» di circa tre miliardi di euro concordata con i venditori del Banco Santander.

L’indagine della Procura di Siena entra nella fase più delicata, dopo l’audizione dei testimoni che vanno avanti da tempo. Sono pronti gli avvisi a comparire per gli indagati e potrebbero essere notificati già nelle prossime ore visto che gli interrogatori sono stati fissati per la prossima settimana.

È la svolta attesa, dopo le ultime verifiche effettuate dai pubblici ministeri Antonino Nastasi, Aldo Natalini e Giuseppe Grosso e dal Nucleo Valutario della Guardia di Finanza. L’attenzione si concentra su tutte le fasi dell’operazione, ma anche su quanto accadde all’interno del consiglio di amministrazione in carica nel 2007.

In particolare si sta cercando di verificare che cosa accadde al momento di redistribuire gli incarichi. Con un’attenzione particolare al ruolo del consigliere Andrea Pisaneschi – in quota Forza Italia – che fu nominato presidente di Antonveneta subito dopo l’acquisizione e costretto a dimettersi dopo il coinvolgimento nell’inchiesta sul Credito cooperativo fiorentino di Denis Verdini.

I documenti acquisiti in questi mesi dagli investigatori del Valutario guidati dal generale Giuseppe Bottillo delineano il quadro di quanto accadde tra agosto 2007, quando Santander compra Antonveneta per 6 miliardi e 300 milioni di euro, e novembre dello stesso anno quando la rivende a Mps per 9 miliardi e 300 milioni, oltre a un miliardo di euro di oneri.

E disegnano il ruolo chiave che ebbe l’Area Finanza anche per la stipula dell’accordo da un miliardo con Jp Morgan e per gli investimenti successivi sui «derivati». I reati contestati ai manager vanno dall’associazione a delinquere alle false comunicazioni, oltre alla turbativa e in alcuni casi all’aggiotaggio.

In tutto il periodo del negoziato tra italiani e spagnoli, ma anche recentemente, sarebbero state infatti effettuate manovre speculative sul titolo Mps. L’ipotesi dell’accusa è che in quella plusvalenza siano rientrate alcune «stecche» per i manager, senza escludere che anche la politica abbia potuto partecipare alla spartizione. Proprio di questo sta parlando la «fonte», già interrogata più volte dagli inquirenti.

Si tratta di un funzionario di alto livello che ha seguito personalmente le fasi dell’affare e ne conosce bene i retroscena. Soprattutto sa quali fossero le direttive impartite dall’allora presidente Giuseppe Mussari e dal direttore generale Antonio Vigni e come venivano eseguite da Baldassarri e dai suoi «fedelissimi». Negli avvisi a comparire gli indagati vengono informati degli elementi a loro carico e chiamati a risponderne in interrogatorio.

Il management si occupava degli affari, ma all’interno del consiglio di amministrazione c’era chi avrebbe seguito ogni fase, condividendone mosse e obiettivi. È questa la convinzione degli inquirenti che stanno concentrando la propria attenzione su Pisaneschi per capire in base a quali accordi, stretti all’interno del Cda, si decise che dovesse essere proprio lui a dover guidare Antonveneta.

Un’intesa politica dai contorni ancora oscuri che i magistrati vogliono esplorare per comprendere esattamente gli interessi in gioco in quel momento. La nomina risale al 23 giugno 2008. L’avvocato fiorentino, ma senese di nascita, rimane in carica per tre anni. Viene sostituito da Ernesto Rabizzi nel luglio 2011, dopo essere stato coinvolto nell’inchiesta sul dissesto della banca di Verdini.

Le verifiche dei magistrati di Firenze riguardavano alcuni compensi occulti elargiti ai consulenti che si erano occupati di operazioni finanziarie collegate all’Istituto di Credito guidato dal coordinatore di Forza Italia. Lo studio di Pisaneschi fu perquisito dai carabinieri del Ros dell’inchiesta.

In particolare veniva contestata l’emissione di fatture false per giustificare il passaggio di denaro ai professionisti che si erano occupati di far erogare un prestito da 150milioni a due società del gruppo Btp del costruttore Riccardo Fusi, la Edil Invest e la Holdin Brm da parte di cinque banche: Mps (60 milioni), Unipol Banca (50 milioni), Cariprato (20 milioni), Credito cooperativo fiorentino (10 milioni) e Banca Mb (10 milioni).

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