Fonte: mps
Per Montepaschi i primi nove mesi dell’anno segnano una tappa di svolta. L’amministratore delegato Luigi Lovaglio ha aperto la conference call sui risultati sottolineando come l’integrazione con Mediobanca rappresenti un passaggio cruciale. “Questo è un momento fondante per Montepaschi, dopo aver completato l’offerta su Mediobanca, una mossa strategica in cui abbiamo sempre creduto”, ha dichiarato.
Secondo Lovaglio, l’esito dell’Opas – che ha raccolto adesioni pari all’86,3% – certifica la validità industriale e strategica dell’operazione. “Il successo dell’Opas conferma il forte razionale industriale e strategico dell’operazione”, ha spiegato, aggiungendo che “con Mediobanca abbiamo creato una nuova forza competitiva nel panorama bancario italiano”. L’aggregazione, ha ribadito, consente di accelerare la crescita e generare valore sia dal punto di vista finanziario che commerciale. Il nuovo piano industriale del gruppo sarà presentato nel primo trimestre del 2026.
Mps-Mediobanca: la nascita del terzo polo bancario
Lovaglio ha sottolineato come l’integrazione con Mediobanca rappresenti la base per la creazione di un nuovo player in grado di competere a livello europeo. L’insieme delle due realtà potrà contare su circa 8 miliardi di ricavi e 3 miliardi di utile netto adjusted, con una quota di mercato nei prestiti superiore all’8%. Il controllo ottenuto in assemblea straordinaria consente al nuovo gruppo di partire con una governance omogenea e una maggiore flessibilità nella riorganizzazione industriale. Le sinergie attese, una volta stabilizzate, dovrebbero raggiungere circa 700 milioni di euro annui.
Sull’ipotesi di un delisting di Mediobanca, Lovaglio ha precisato che il tema sarà eventualmente valutato più avanti: “È troppo presto per prendere una decisione. Rivaluteremo la questione in occasione della presentazione del nuovo Piano”.
Lovaglio ha richiamato anche i risultati trimestrali di Mediobanca, che mostrano flussi commerciali positivi, una raccolta netta di 2,5 miliardi e una qualità del credito stabile.
Mps: risultati dei nove mesi e dinamica commerciale positiva
L’utile netto dei primi nove mesi si attesta a 1,37 miliardi di euro, un dato che risente del confronto con il periodo precedente, che beneficiava di effetti fiscali straordinari. Considerando l’operatività pura, la crescita è pari al 17,5%. Nel solo terzo trimestre, l’utile raggiunge 474 milioni, in aumento del 16,5% e superiore alle stime del mercato. I ricavi complessivi ammontano a 3,054 miliardi, sostenuti dalla buona tenuta delle commissioni, favorite dalla forza commerciale del gruppo.
L’istituto segnala anche una dinamica positiva nei volumi: gli afflussi nel risparmio toccano 12,8 miliardi, in aumento su base annua, mentre i nuovi mutui ipotecari retail superano i 4,8 miliardi, più che raddoppiando rispetto all’anno precedente. Anche i finanziamenti al consumo risultano in crescita.
Capitale, dividendi e prospettive per il 2026
Montepaschi presenta un livello di capitale solido, con un CET1 fully loaded al 16,9%, che rimane ampiamente superiore ai requisiti regolamentari. L’amministratore delegato ha anticipato una revisione al rialzo delle previsioni sull’utile ante imposte, atteso oltre gli 1,6 miliardi. Per quanto riguarda la remunerazione degli azionisti, la banca sta valutando l’introduzione di un dividendo intermedio e punta a mantenere un rendimento tra i più elevati del settore europeo. Lovaglio ha accennato alla possibile presenza di “qualche novità positiva” legata al miglioramento del quadro commerciale.
L’impatto della nuova tassazione bancaria prevista dalla Manovra è stato definito “gestibile”, con un effetto stimato di circa 100 milioni di euro all’anno dal 2026 al 2028.
Per quanto riguarda le DTA, l’istituto si aspetta di azzerare la componente residua, oggi pari a 1,1 miliardi, in concomitanza con il nuovo piano.