Incubo sofferenze: MPS e le peggiori banche italiane

11 Luglio 2016, di Alessandra Caparello

ROMA (WSI) – Come stanno le banche italiane e in particolare il Monte dei Paschi di Siena? Per il governo Renzi e il governatore della Banca d’Italia Ignazio Visco non c’è emergenza ma solo un problema di sofferenze, ossia quei crediti inesigibili da smaltire.

Analizzando più nello specifico la situazione delle banche nostrane emerge che sui 12 principali gruppi bancari pesa circa il 40% dei 360 miliardi di crediti deteriorati e ben il 75% delle sofferenze nette pari a 65,9 miliardi di 87. A fare i conti è la Uilca, la federazione dei lavoratori bancari della UIL che dalla pagine de La Stampa mette in luce come su un totale di 1305 miliardi di euro di crediti netti in essere al 31 marzo scorso i crediti deteriorati delle prime 12 banche italiane, dalle sofferenze sino ai finanziamenti scaduti, ammontano 143,9 miliardi (11,03% del totale).

“La metà di questa cifra (72,7 miliardi) fa capo ai due gruppi maggiori, Intesa e Unicredit. Ma mentre queste due banche, grazie ad un maggior equilibrio del rischio sia a livello di settori che di Paesi, dovuto alle loro maggiori dimensioni, presentano una esposizione sotto la media (rispettivamente 9,2 e 7,9%), tutte le altre 10 insieme generano l’altra metà delle crediti deteriorati (che incidono per il 15,8%) pur erogando la metà del credito delle prime due (461,2 miliardi)”.

Ma le peggiori sono soprattutto 5 banche: il Montepaschi con una quota di crediti deteriorati del 21,2% (24,06 miliardi su un totale di 113,5), Veneto banca (4,9 miliardi pari al 22,5%), Banca Carige (18,9%), Credito Valtellinese (17,9) e Banco Popolare (17,4).

“La media dell’intero sistema bancario è pari al 16,8% contro il 5,8% di media europea, segno che all’estero le banche sono riuscite a far pulizia nei loro bilanci meglio e prima di noi”.

Una situazione incandescente quella delle banche italiane che sarà oggetto dei tavoli di confronti all’Eurogruppo e all’Ecofin insieme alle conseguenze a carico dei risparmiatori nel caso in cui lo Stato intervenga nel capitale del MPS. La data cruciale è il 29 luglio quando l’Eba, l’autorità europea renderà noti i risultati degli stress test su 53 banche europee di cui 5 italiane oltre a Mps, Unicredit, Intesa e Banco Popolare e Ubi.

Il governo guidato da Matteo Renzi chiede che vengano sospese le regole del bail-in. Motivo? Un mix esplosivo che potrebbe innescarsi visto che le nuove regole prevedono che in caso di salvataggio pubblico di una banca siano tutelato solo i depositi fino a 100mila euro mentre non ci sarebbe alcun salvagente per le quote eccedenti pe per chi ha investito in titoli azionari e obbligazionari della banca. Guardando al MPS, la terza banca italiana, vi sono 5 miliardi di obbligazioni subordinate in mano a 60mila piccoli risparmiatori che potrebbero perdere tutto.

A parlare della situazione della banca senese è il nostro ministro dell’economia Pier Carlo Padoan con il suo omonimo tedesco Wolfang Schauble. Ma il problema dalle banche italiane e la possibile sospensione delle nuove regole chiesta da Renzi potrebbe diventare un grosso fardello politico a discapito della cancelliera Angela Merkel. A spiegare il perchè è un articolo de Il Corriere della Sera:

“Una realtà di fondo emersa con chiarezza nelle ultime settimane: evitare in pieno o in larghissima parte il colpo di falce sui creditori di Mps renderebbe Merkel vulnerabile agli attacchi dalla destra in Germania; Alternative für Deutschland accuserebbe la cancelliera di permettere che l’Italia demolisca le regole europee scritte a tutela della disciplina e del denaro dei tedeschi (…) Oggi la Cancelliera e il suo ministro delle Finanze preferiscono di gran lunga che sia Renzi a scontare le conseguenze politiche di un colpo di forbice sui creditori di Montepaschi  (…) In questa vicenda Merkel e Schäuble sembrano poi tenere presente un’altra priorità: non accreditare l’impressione che ci sia un veto tedesco su un progetto essenziale per l’Italia. Molti in Europa preferiscono lasciare che sia la Commissione Ue a svolgere il proprio lavoro di controllo sugli aiuti di Stato e sia semmai Jeroen Dijsselbloem, il presidente dell’Eurogruppo e ministro delle Finanze olandese, a prendere le posizioni più esplicite contro le richieste italiane di una «deroga»”.