MPS, BP, Ubi e Intesa: trend titoli post bocciatura Fitch

7 Febbraio 2012, di Redazione Wall Street Italia

Roma – Riflettori puntati su Mps, Banco Popolare, Ubi, Intesa Sanpaolo e Iccrea, dopo che l’agenzia di rating Fitch ha tagliato le valutazioni sul debito delle cinque banche italiane. Confermato il rating A- di Unicredit. I titoli hanno inizialmente snobbato la notizia per poi virare in rosso, complice anche il peggioramento del sentiment sulle piazze finanziarie e il tonfo degli utili del colosso svizzero UBS.

Tuttavia, ora c’è nuovamente voglia di recupero. Resistono molto bene Intesa SanPaolo +1,24%, Ubi Banca +0,51%, mentre Banco Popolare -1,64% e anche MPS -1% sono ancora negative nel finale ma riducono notevolmente le perdite.

Intanto, riguardo a Intesa Sanpaolo, il neo amministratore delegato Enrico Cucchiani, afferma che la banca parteciperà probabilmente alla prossima asta della Bce, prevista per questo mese.

In particolare, i rating di MPS e di Banco Popolare sono stati tagliati da “BBB+” a “BBB”; Ubi Banca, insieme a Iccrea Holding, ha visto la propria valutazione sul debito scendere da “A-” a “BBB+”, mentre il rating su Intesa SanPaolo è stato ridotto da “A” a “A-“. La mossa segue la decisione di Fitch di tagliare il rating sull’Italia a “A-” lo scorso 27 gennaio, come confermato dall’agenzia, che ha anche “outlook negativi sulle banche italiane”.

Le banche italiane sono sotto i riflettori da molto tempo anche per le misure che stanno avviando per rafforzare il capitale, adeguandolo alle richieste dell’Eba, l’Authory bancaria europea. La via scelta dagli istituti sembra essere quella del riacquisto delle obbligazioni, evitando operazioni di aumenti di capitale, che vengono considerate più dolorose.

Non si possono non menzionare in ogni caso i risultati incassati da Unicredit, che ha optato proprio per la strada dell’aumento di capitale: l’istituto ha incassato adesioni per 1,86 miliardi di euro, sul totale dei 3 miliardi oggetto dell’offerta, con una plusvalenza lorda di 532 milioni di euro al lordo di tasse e contratti derivati, calcolano fonti vicine all’operazione riportate dall’Ansa. L’importo è maggiore dei 490 milioni che erano stati previsti nel prospetto. Il titolo, dopo un forte tonfo registrato nei primi giorni del 2012, rimbalza dell’80% dai minimi testati lo scorso 9 febbraio.

Intanto Banco Popolare, che secondo l’Eba dovrebbe aumentare il patrimonio di oltre 2 miliardi di euro, ha optato per l’adozione di diverse misure. L’istituto veronese è pronto a lanciare un buy back (con uno sconto del 17% rispetto al nominale) su strumenti per oltre 4 miliardi di euro che, secondo le stime degli analisti, dovrebbe raccogliere adesioni fra il 30 e il 50% del totale con un impatto positivo di 30 punti base e circa 250 milioni di euro netti.

Una percentuale di adesioni simile è attesa anche per IntesaSanpaolo la quale ha avviato il riacquisto di strumenti per 3,75 miliardi di euro. In questo caso, secondo le attese del mercato, l’impatto sarebbe di 50 punti base.