Mosca finanzia l’estrema destra in Europa: teoria cospirazionista o realtà?

18 Febbraio 2015, di Redazione Wall Street Italia

ROMA (WSI) – Il Cremlino finanzia i movimenti di estrema destra in Europa: ennesima teoria cospirazionista o verità? Tanti giornalisti hanno tentato di approfondire la questione negli ultimi mesi. A partire da Mitchell Orenstein, che sul Foreign Affairs ha scritto che il “regime di Putin si sta avvicinando ai partiti di estrema destra in Europa”, nell’articolo “Putin’s Western Allies”, fino ad arrivare all’approfondimento del Time, con “Russia Embraces Europe’s Far Right Even As It Fears ‘Contagion’”, scritto da Simon Shuster da Berlino.

Lo stesso quotidiano tedesco Der Spiegel ha lanciato un avvertimento sulla “cooperazione tra l’estrema destra europea e la Russia, che si starebbe sviluppando da un po’ di tempo”, con l’articolo firmato da Charles Hawley, mentre il Guardian ha accusato Mosca di aver “coltivato attivamente legami con l’estrema destra dell’Europa dell’est”, con Luke Harding che ha sottolineato che “Moscow is handing cash to the Front National and others in order to exploit popular dissent against the European Union”: “ovvero, Mosca sta fornendo finanziamenti al Fronte Nationale e ad altri allo scopo di sfruttare il dissenso popolare contro l’Unione europea”. A tal proposito, da segnalare che proprio ieri Marine Le Pen ha lanciato un appello affinché la Francia riconosca la Crimea come parte della Russia )

Tomas Hirst di Business Insider fa il punto della situazione, elencando i fatti che avallerebbero e che smentirebbero una tale teoria.

“Questo è quello che sappiamo: nel 2014, il partito francese di estrema destra Fronte Nazionale ha ricevuto l’autorizzazione per un prestito da 9,2 milioni di euro da First Czech Russian Bank, con sede a Mosca. I fondi sono arrivati dopo un periodo di intensa attività di lobbying dai leader del partito in Russia. E’ vero che la FCR Bank ha sede a Mosca ed è di proprietà dell’oligarca Roman Popov, vicino al governo; ma si tratta comunque di una banca che non è controllata nello specifico da Mosca”.

Altro fatto: “la visita di Gabor Vona, leader del partito nazionalista ungherese Jobbik, a Mosca. L’invito è arrivato dall’Università statale di Mosca e da alcuni parlamentari russi. E il partito si è scagliato nell’occasione contro le sanzioni che l’Europa ha imposto sulla Russia” accogliendo con la parola “esemplare” il referendum per l’indipendenza della Crimea.

“Circolano poi altri rumor – che Hirst definisce “non confermati”, secondo cui la Russia avrebbe finanziato anche il partito neonazista Alba Dorata e la Lega in Italia, mentre si parla di legami tra il partito di estrema destra della Bulgaria Ataka con l’ambasciata russa”, scrive Hirst. Anche Syriza è stata accusata di aver avuto legami con Mosca nelle ultime settimane, tanto che si è parlato della possibilità, per Atene, di scegliere tra un’Europa intransigente sul fronte dell’austerity e delle riforme e una Russia più magnanima.

Secondo Hirst, a dare il via alle varie teorie è stato un articolo preciso del 2009, scritto dal think tank Political Capital. “Se è vero che queste accuse hanno bisogno di prove, è un fatto che in diversi paesi europei i partiti di estrema destra sono diventati importanti sostenitori degli interessi della Russia e ammiratori del modello russo di politica economica”.

Allo stesso tempo, secondo Hirst, alcune prove presentate per sostenere tale assunto sono diventate con il passare dei mesi “bizzarre”.

Misteriosamente, lo scorso anno, è apparso il sito web di un nuovo think tank chiamato “Center for Eurasian Strategic Intelligence (CESI)”. Il sito, si leggeva, era nato con l’intento di “fornire analisi e sondaggi sui processi politici, economici e di sicurezza nella regione dell’Eurasia”. E così ha fatto, presentando un grafico alquanto shock, che metteva in evidenza come i sei partiti legati alla Russia fossero l’UKIP del Regno Unito, il Front National in Francia, il Partito Nazional-Democratico della Germania, lo Jobbik dell’Ungheria, Alba Dorata della Grecia e Ataka della Bulgaria.[ARTICLEIMAGE]

La ricerca però sollevò tra gli esperti diversi sospetti. Tanto che Anton Shekhotsov, blogger e ricercatore, iniziò a studiare il report, arrivando alla conclusione che il think tank alla fine non era altro che un think tank fantasma. (tanto che se si va sul sito, si nota che non esiste più.

Basti pensare che il think tank aveva affermato che il suo presidente e amministratore delegato fosse un certo “William Fowler”. Una pagina Facebook che avrebbe dovuto essere il suo profilo ritraeva però un uomo d’affari, senza aggiungere informazioni particolari. Shekhovtsov scoprì che quella foto non era altro che una foto di archivio. [ARTICLEIMAGE]

Esisteva davvero un William Fowler? “Ne dubito”, scrisse il blogger. “E dubito perfino del fatto che ciascun nome menzionato come membro dello staff del CESI sia una persona reale (Non andrò nei dettagli su ognuno di loro, ma inviterei i lettori interessati a farlo).

Con l’indagine del blogger, sia il profilo Facebook di Fowler che il sito di CESI sono stati oscurati, e l’unica prova dell’esistenza del think tank è in una pagina LinkedIn, che afferma che la società ha tra 11 e 50 dipendenti (senza però fare menzioni di nessuno). Esiste anche una pagina Facebook , che parla di un attacco in corso.[ARTICLEIMAGE]

Hirst arriva a questa conclusione: “al di là del prestito al Front National, non ci sono prove che Mosca stia dirottando enormi somme di denaro per alimentare i movimenti nazionalisti in tutta l’Europa”. Certo, “come ci piacerebbe accusare Mosca di tramare per far crescere movimenti di destra xenofobi, ma il sostegno a favore di questi partiti deriva soprattutto dalla disillusione verso la politica, a cui si assiste in tutta l’Europa”. In “altre parole – conclude Hirst – è colpa dell’Europa, non di Putin”.