Morti sospette dei supermanager svizzeri

27 Agosto 2013, di Redazione Wall Street Italia

ROMA (WSI) – Mistero in Svizzera sulla morte di due supermanager a distanza di un solo mese. In luglio si era tolto la vita il direttore generale di Swisscom, la societa’ di telecomuicazioni elvetica; ieri Zurich Insurance, il principale gruppo assicurativo svizzero, ha comunicato il decesso del suo direttore finanziario Pierre Wauthier, 53 anni.

Le autorità investigative stanno portando avanti le indagini per comprendere le ragioni del decesso: il corpo del dirigente, che lascia una moglie e due figli, è stato rinvenuto nella sua abitazione. Pierre Wauthier, era un franco-britannico, lavorava con Zurich Insurance dal 1996, fu nominato direttore finanziario nel 2011. La compagnia assicurativa in un comunicato spiega che si rifiuta di dare dettagli sulla morte di Wauthier, per rispetto alla famiglia.

Il 23 luglio, la Svizzera era rimasta scossa dalla notizia del suicidio di Carsten Schloter, 49 anni, amministratore delegato di Swisscom; dalle prime notizie, si era appreso che il “numero uno” del gigante telecom svizzero soffriva da tempo di stress, ed “era diventato pericolosamente dipendente dal suo smartphone”, dalla fine del suo matrimonio, nel 2009. Il corpo di Schloter fu rinvenuto nella sua abitazione vicino a Freiburg.

Ma le morti “sospette” dei supermanager svizzeri (che evidentemente hanno piu’ senso dell’onore rispetto a queli di altre nazioni) non sono finite qui. Qualche anno fa, nel pieno della crisi finanziaria del 2008, Alex Widmer, 52 anni, presidente e direttore generale della maggiore banca privata della Svizzera, il gruppo Julius Baer di Ginevra, mori’ all’improvviso in circostanze misteriose.

Non furono mai date spiegazioni ufficiali sulla sua morte, ma negli ambienti bancari internazionali circolo’ subito la voce di un suicidio, attribuito a stress, depressione e ai rovesci subiti sul mercato finanziario. Il corpo Widmer, nella notte tra un giovedi e un venerdi’ del 5 giugno 2008, fu trovato dai familiari, si era impiccato nelle cantine della sua villa ginevrina.

[ARTICLEIMAGE] Ovviamente la banca decise di non commentare le circostanze del decesso, affermando in un comunicato che “questi elementi appartengono alla sfera privata della famiglia”. Ma il portavoce di Julius Baer, Jan Bielinski, fu costretto ad affermare: «Non c’e’ alcun rapporto tra questa tragedia personale e le attivita’ della banca».

Affermazione che non fu in grado di rassicurare i mercati, in quel periodo in preda ai terremoti dovuti alla grande crisi finanziaria globale, che dagli Stati Uniti stava dilagando in tutto il mondo. Alla borsa svizzera, il giorno dopo, in apertura il titolo Julius Baer crollo’ in pochi minuti -6%, e -9,5% alla chiusura, finendo a 33.50 franchi.

Come tutte le societa’ bancarie e finanziarie quotate, Julius Baer era da mesi in balia dei sell, la perdita del titolo dall’inizio dell’anno faceva segnare -60%. La banca all’epoca gestiva oltre 360 miliardi di franchi svizzeri, per i grandi ricchi di mezzo mondo e per altri investitori istituzionali. I problemi erano cominciati quando uno degli hedge funds di Julius Baer, GAM, aveva subito una forte ondata di riscatti, con inarrestabile e improvviso deflusso di capitali.