Morgan Stanley: fuga capitali dagli Usa, dollaro a fine corsa

30 Novembre 2018, di Mariangela Tessa

Il dollaro americano si svaluterà l’anno prossimo, e non solo perché la Federal Reserve potrebbe potenzialmente interrompere l’aumento dei tassi di interesse. Ne sono convinti gli analisti di Morgan Stanley, citando tra i fattori di rallentamento del biglietto verde il fatto che le grandi economie come Europa, Giappone e Cina stanno ora investendo meno nei mercati finanziari globali. Di conseguenza, la domanda per il dollaro USA probabilmente si ridurrà, ha dichiarato Hans Redeker, responsabile globale della strategia valutaria di Morgan Stanley.

Ciò appare particolarmente preoccupante per gli Stati Uniti che hanno un deficit sia fiscale che delle partite correnti, che rende il paese dipendente dagli acquirenti di obbligazioni.

“Quando crei il debito, devi trovare qualcuno che lo compri. Ciò significa che è necessario esaminare la disponibilità globale di capitale e … la disponibilità globale di capitale è in netto calo “, ha detto Redeker in un’intervista alla CNBC, suggerendo che ci sarà meno capitale disponibile per finanziare i disavanzi degli Stati Uniti.

Quest’anno, complici i rendimenti obbligazionari più elevati – in parte a seguito degli aumenti dei tassi della Fed – e il miglioramento della crescita economica negli Stati Uniti, gli investitori hanno spostato i fondi nella più grande economia del mondo. Ciò ha portato ad un aumento della domanda per il dollaro USA, che ha rafforzato la valuta per la maggior parte del 2018. Da inizio anno, il Dollar index – che misura l’andamento del biglietto verde rispetto alle principali valute estere – è aumentato di circa il 4,9%.

Ma il vento sembra destinato a cambiare. Morgan Stanley prevede infatti, come indicato nell’ultimo rapporto di Global FX Outlook di novembre, che l’indice scenderà dal suo attuale livello di circa 97 a 85 entro il quarto trimestre del 2019 e 81 entro la fine del 2020.

Il biglietto verde si è rafforzato quest’anno grazie ai fondi esteri, ma quando gli investitori trovano rendimenti migliori altrove, c’è il rischio che ritirino il loro denaro dagli Stati Uniti, osserva Redeker. Questo è particolarmente vero ora che alcuni mercati emergenti stanno iniziando a offrire rendimenti migliori rispetto agli Stati Uniti.

Non è un caso che Morgan Stanley all’inizio della settimana abbiano  alzato il giudizio delle azioni dei mercati emergenti da “sottopeso” a “sovrappeso”, ridimensionando allo stesso tempo quelle statunitensi a “sottopeso”. Tale posizione è stata presa perché la banca prevede una crescita stabile delle economie emergenti nel 2019, rispetto a un rallentamento dell’espansione negli Stati Uniti.