Moody’s: Italia rischia downgrade. Roubini: “peggio che nel 2011”

27 Febbraio 2013, di Redazione Wall Street Italia

Roma (WSI) – Italia a rischio downgrade rating. L’esito del voto politico uscito dalle urne ha ripercussioni negative sul rating dell’Italia. Gli analisti dell’agenzia americana Moody’s Investors Service non lasciano spazio alle manovre. In una nota diffusa questa notte, gli esperti spiegano che sono cresciute le possibilità di un ritorno al voto. Un fatto che avrà una contro-partita amara in quanto prolungherà l’incertezza politica del paese.

Dopo le elezioni italiane, il cui esito è stato così incerto, per Moody’s è forte il rischio di un ”riaccendersi della crisi nella zona euro”, perché le implicazioni del voto vanno ”ben oltre la sola Italia”. “Prenderemmo in considerazione un downgrade del rating del debito italiano – si legge nella nota – nel caso di un concreto peggioramento delle prospettive del Paese o di difficoltà nella realizzazione delle riforme”.

Anche “un peggioramento delle condizioni di finanziamento, come risultato di nuovo, sostanziale shock economico interno e di shock finanziari per la crisi dell’area euro porterebbero a pressioni al ribasso sui rating dell’Italia”. Moody’s, nel luglio del 2012, ha assegnato all’Italia un rating Baa2 con outlook negativo.

Nelle prime contrattazioni della seduta, dopo l’avvertimento di Moody’s, lo spread fra Btp decennali e i corrispettivi titoli di Stato tedeschi resta a 347 punti, rispetto ai 346 della chiusura di ieri. Oggi è in calendario l’asta dei titoli italiani a 10 e 5 anni. Il rendimento è al 4,91%. Lo spread tra Bonos spagnoli e Bund, che dopo il risultato del voto in Italia è andato restringendosi, si muove questa mattina a 396 punti per un tasso del 5,41%. Alla fine della settimana scorsa la forbice era risultata pari a circa 70 punti base.

Ma per l’economista Nouriel Roubini ”lo spread può arrivare a qualsiasi livello. Se l’Italia rientrerà in zona rischio o perderà l’accesso ai mercati, magari trascinando la Spagna, stavolta sarebbe molto peggio che nel novembre del 2011”.

A suo avviso come segnalato in un’intervista a La Repubblica è l’ingovernabilità “la peggiore parola che i mercati possono sentire”.