Monti: “Per la prima volta temo disintegrazione europea”

29 Aprile 2016, di Alberto Battaglia

ROMA (WSI) – L’integrazione europea è, ora più che mai, tema di aspre divisioni fra le forze politiche di tutta Europa; che si tratti di un processo irreversibile corroborato dalle diverse crisi, come teorizzava il padre fondatore dell’Unione Europea, Jean Monnet, non è affatto assicurato. Anzi, è proprio uno dei più strenui difensori del progetto europeo, l’ex premier Mario Monti, a dirsi seriamente preoccupato per una disintegrazione europea che potrebbe riportare il continente al suo bellicoso passato.

L’ultimo capitolo che verrà presto scritto, per il presidente della Bocconi, sarà quello del referendum di giugno nel Regno Unito, quello che deciderà il futuro dell’adesione britannica all’Ue: in caso di Brexit le conseguenze, è pressoché sicuro, saranno di scala europea. Molti altri Paesi membri, infatti, sono pronti a cavalcare l’onda e organizzare consultazioni popolari analoghe a quella britannica.

“La Gran Bretagna perderebbe la possibilità di plasmare l’Unione Europea”, e lascerebbe tale compito alla “diletta Germania”, afferma oggi il professore in occasione della tavola rotonda di Bloomberg dedicata alla Brexit.

La crisi di fiducia britannica nei confronti dei tumulti del continente europeo è, però, solo una delle tante. “L’Ue sta attraversando una crisi che porta me ed altri a considerare per la prima volta se non si stia puntando verso la disintegrazione”, afferma Monti in una lunga intervista concessa a Politico, “non è mai stata colpita da un numero tale di crisi diverse di questa gravità”.

Fra queste ricordiamo quelle dei migranti, la stagnazione economica e la minaccia crescente del terrorismo. “Ciò che mi preoccupa”, prosegue Monti, “è che, nonostante l’Ue abbia sviluppato se stessa attraverso le crisi, in risposta ad esse, questa volta ciò potrebbe non accadere”.

Il professore non nasconde, infatti, che la combinazione letale di queste sfide enormi per la governance comunitaria stiano riportando il raggio d’azione su soluzioni di scala nazionale. “Allo stesso tempo”, nota Monti, “c’è un declino nella fiducia nelle autorità nazionali, della partecipazione al voto e una crescente impazienza con la carenza di risultati dei governi nazionali”.

E alla domanda in merito ai possibili rimedi, da parte delle tradizionali élite europee, Monti ammette: “non si può fare molto”, magari una “insurrezione intellettuale” che evidenzi il cinismo dei governi nazionali. Anche l’opzione di un euro a due velocità, un tempo sempre rigettata dagli europeisti convinti, era stata oggetto di un’apertura da parte del professore, tanto si arriverebbe pur di mantenere intatta l’architettura europea nel suo complesso.

Poi l’ex premier, il cui peso politico ormai è del tutto annullato, sebbene rivesta ancora la carica di senatore a vita in parlamento, precisa che non è per una crociata morale che continua ad impegnarsi nel dibattito a difesa dell’Unione Europea, bensì perché “lo stato naturale delle cose sul suolo europeo non è la pace”.