Moneyfarm-PoliMi, banche indietro su trasparenza costi

29 Luglio 2019, di Mariangela Tessa

Le banche e gli intermediari italiani hanno ancora molta strada da percorrere per adeguarsi alla direttiva Mifid 2 e alle sue prescrizioni in termini di trasparenza sui costi legati ai servizi di investimento.

E’ quanto sottolinea una ricerca condotta da Moneyfarm, società di gestione del risparmio digitale, in collaborazione con la School of Management del Politecnico di Milano, che hanno analizzato il l’offerta di 20 fra i più importanti intermediari in Italia.

Dalla ricerca emerge infatti che:

  • il 75% della documentazione relativa alla consulenza sugli investimenti e alla gestione dei portafogli non è completa;
  • in circa l’80% dei casi non è chiaro l’effetto complessivo dei costi sui rendimenti e che bisogna spesso recarsi in filiale per avere informazioni. E anche in questo caso emerge una certa difficoltà nell’ottenere e interpretare i dati a causa “di una presentazione spesso verbale e generica”, a dispetto del fatto che la legge obblighi a informare preventivamente i clienti;
  •  i costi vengono esplicitati in valori assoluto nel 45% dei casi per la consulenza e solo nel 19% per la gestione di portafogli;
  • nel 60% delle richieste relative alla consulenza finanziaria la documentazione è stata consegnata solo in forma verbale, senza supporto documentale nonostante sia stato richiesto esplicitamente, mentre tale percentuale scende al 31% per la gestione patrimoniale;
  • l’informativa è spesso carente rispetto ai costi per operazioni, alle spese per i servizi accessori e ai costi accessori. Le spese correnti e le spese una tantum sono più frequentemente dettagliati;
  • nella maggior parte dei casi è stato necessario recarsi direttamente presso le filiali per ottenere dai consulenti le informazioni relative ai costi applicati ai servizi offerti;
  • nonostante sia obbligo di legge fornire al cliente i costi prima di stipulare il contratto, è emersa una certa difficoltà nell’ottenerli e nell’interpretarli per via di una presentazione spesso verbale e generica.

La ricerca per ora si è focalizzata solo sull’informazione ‘ex ante’, in quanto al 30 giugno scorso numerosi intermediari non avevano ancora provveduto alla rendicontazione, nonostante gli obblighi della Mifid 2 siano in vigore da gennaio 2018, al punto che la Consob, lo scorso 28 febbraio, si è sentita in dovere di rivolgere a banche e gestori un richiamo di attenzione, sollecitandone il rispetto.

“Dall’analisi emerge che, per quanto riguarda l’Italia, a più di un anno dall’entrata in vigore della direttiva, il primo passo, quello che riguarda la trasparenza delle informazioni a tutela dell’investitore, sembra non essere ancora stato completamente fatto. I risultati della prima parte del nostro lavoro sulle informative ex-ante, fanno infatti emergere un quadro migliorabile”, ha commentato Giancarlo Giudici, professore associato del Politecnico.

Paolo Galvani, Presidente e Co-fondatore di Moneyfarm ha aggiunto:

“La trasparenza fa parte della nostra mission e del nostro modo di operare da sempre: nel lungo periodo crediamo che proprio la consapevolezza e il controllo dei costi possono fare davvero la differenza nel determinare il ritorno di un investimento.
La maggior parte degli investitori italiani ad oggi è ancora all’oscuro dei costi associati ai propri investimenti, nonostante questi siano particolarmente ingenti in Italia rispetto al resto d’Europa. Siamo estremamente orgogliosi di aver trovato un partner del calibro della School of Management del Politecnico di Milano per condurre insieme questa importante analisi sulle informative ex ante Mifid 2, che speriamo incentivi tutta l’industria a fare meglio nell’interesse del risparmiatore.”