Mondo: Imprese, telefonare costa meno

19 Aprile 2007, di Redazione Wall Street Italia

Telefonare costa sempre meno nel mondo, anche in Italia, dove però non si registrano ribassi nella telefonia mobile, il settore certamente più liberalizzato nel nostro Paese. A decretarlo è uno studio della società di consulenza Nus Consulting, che mette a confronto i costi “business” per le telecomunicazioni nei maggiori Paesi industrializzati.
L’indagine, che per la prima volta prende in esame tutti i Paesi completamente liberalizzati mettendo a confronto i prezzi 2007 con quelli 2006, mostra in generale una progressiva diminuzione delle tariffe di telefonia fissa per le chiamate locali (urbane e distrettuali), nazionali e internazionali, anche se con qualche eccezione. Diverse, invece, le tendenze nella telefonia mobile, dove per l’appunto l’Italia figura tra i Paesi dove le tariffe sono rimaste invariate, ma dove non mancano rincari e ribassi.

Telefonia mobile…
Prendendo in considerazione una chiamata di 3 minuti da telefono mobile in ora di punta ai prezzi in vigore il 1° febbraio scorso, l’indagine piazza l’Italia più o meno a metà classifica, con un importo di 32,026 centesimi di euro e una variazione nulla rispetto allo scorso anno: il Paese più caro di tutti è invece il Regno Unito, con 58,291 centesimi (meno 1,1 per cento sul 2006) e quello più economico gli Stati Uniti (12,902 centesimi, più 0,4 per cento). Gli operatori italiani non hanno quindi effettuato variazioni sostanziali dei prezzi, preferendo “offrire una gamma sempre più ampia di servizi personalizzati non solo di fonia ma anche di dati, consentendo in questo modo un’adeguata utilizzazione del cellulare e quindi una diminuzione dei costi complessivi”.
Quanto all’apertura del mercato, la ricerca Nus rileva nel 2006 una certa stabilità, con Tim sempre più o meno al 40 per cento, mentre Vodafone è cresciuta dal 35 al 38 per cento e Wind è scesa dal 20 al 15 per cento a causa di un “periodo di stallo sia come novità di servizi che come tariffe”. La “vera sorpresa”, secondo Nus, è H3G, che “ha saputo guadagnarsi anche una buona parte del mercato business portando la propria quota da un 5 a un 7 per cento”.

… e fissa
Più favorevole ai consumatori italiani sembra invece il mercato del fisso, dove i prezzi sono calati praticamente per tutte le tipologie di chiamata. Nelle telefonate urbane e distrettuali l’Italia è seconda per economicità solo al Canada (dove si telefona gratis in città), con 4,685 centesimi di euro per una chiamata di 3 minuti (meno 4,1 per cento): al polo opposto c’è invece il Belgio, dove per la stessa telefonata ci vuole circa il triplo (13,978 centesimi, invariato sul 2006). Anche nelle chiamate interurbane gli italiani stanno meglio degli altri, con 8,371 centesimi (meno 4,5 per cento): un po’ più che nell’economica Svezia (6,067 centesimi, meno 11,3%), ma molto meno che negli Stati Uniti (28,800, più 19,2 per cento). Stesso discorso per le telefonate internazionali, che in Italia costano in media 15,640 centesimi (meno 10,3 per cento), contro i 57,370 centesimi degli Usa (meno 5,2 per cento) e i 9,830 della Germania (meno 16,7 per cento).
Diversa è la situazione per i costi fissi (in cui figura anche il canone), dove l’Italia svetta al terzo posto. La diminuzione dei prezzi, spiegano gli autori della ricerca, riguarda soprattutto Telecom Italia, che agisce su impulso dell’Autorità per le telecomunicazioni. Tuttavia, continua Nus, il mercato è pur sempre dominato dall’ex monopolista, con una quota del 70 per cento, con variazioni marginali da parte degli alternativi.