Molestie, potere e malaffare: scelte di vita

18 Novembre 2017, di Giovanni Falcone

Molestie, potere & malaffare: scelte di vita!

 

Da un po’ di tempo, a livello planetario, tutto il pianeta ormonale maschile è sotto attacco, soprattutto quello riferibile a personaggi alla Weinstein, nel mondo del cinema, valendo lo stesso per tanti altri che si trovano a gestire centri di potere di vario genere.

Tutto è partito dalla denuncia della nota attrice italiana Asia Argento che, dopo una ventina di anni, si è ricordata di essere stata più volte molestata da quello che all’epoca e, pare ancora oggi, è considerato il re di Hollywood della produzione cinematografica.

Andando indietro negli anni, nella vita della nostra brava connazionale, alla proposta oscena del produttore, posso immaginare che la signorina Argento si sia fatto qualche calcolo, secondo il ragionamento della massaia: mi conviene accettare, mi conviene andare a letto per avere una facilitazione di carriera di ordine professionale?

All’epoca, con un debito “do ut des”, ha optato per il “si mi conviene”. Il prosieguo professionale della nostra battagliera attrice è stato certamente foriero di soddisfazioni e gratificazioni, certamente dovute anche alla sua innegabile bravura.

Altre invece, forse anche più brave, trovandosi nelle stesse situazioni e pur sapendo di rischiare molto in termini di un potenziale rapporto di lavoro, hanno deciso legittimamente e liberamente di rifiutare la “proposta indecente”.

Da maggiorenni e vaccinati, si decide e ci si comporta secondo scienza e coscienza ed ognuno, avendone la possibilità, fa una scelta di vita.

Una domanda mi verrebbe da fare alla signora Argento e alle tante che, in medesimi contesti ma in tempi e luoghi diversi, hanno accettato l’offerta e oggi si ergono a paladine della salvaguardia dell’onore e della libertà femminile: sapete in quante altre situazioni si verifica la stessa cosa, con valutazioni di circostanza libere e soggettive.

Esistono, nel mondo del lavoro, ahimè anche nella pubblica amministrazione – ce lo racconta la cronaca in occasione di scandali di corruzione – episodi di malaffare, dove un posto di lavoro viene barattato con offerte di denaro, rigorosamente in contante per non lasciare tracce.

Ove scoperti, ambedue i contraenti – corrotto & corruttore – se ne vanno al fresco, avendo assunto una condotta penalmente rilevante in violazione al vigente Codice penale.

In ambo i casi, sono condotte da stigmatizzare e condannare, attraverso denunce mirate e tempestive all’Autorità giudiziaria, nel comune intento di fornire un contributo ad un processo virtuoso che si chiama “legalità”.

Se si accetta, con la scusa che l’esigenza di lavoro è stata ritenuta predominante, ricordiamoci che la resa ha danneggiato qualche altro che, al contrario, forse anche più meritevole, ha dimostrato di avere la schiena dritta decidendo diversamente.

Questo senso della legalità, fuori tempo massimo non solo non è accettabile, ma rappresenta una ulteriore offesa alle tante persone che hanno avuto e interpretato il senso della dignità in maniera diversa.

Scelte di vita, di cui ognuno – maschio o femmina che sia – dovrebbe assumersi delle responsabilità!