Moda cinese, accordo per difesa del made in Italy

18 Settembre 2006, di Redazione Wall Street Italia

Non viene trascurato il problema della contraffazione, che colpisce soprattutto il tessile e l’abbigliamento, durante la missione italiana in Cina organizzata congiuntamente da Confindustria, Abi e Ice, cui partecipa anche il presidente del Consiglio, Romano Prodi. Il leader degli industriali, Luca Cordero di Montezemolo, annuncia infatti la firma di un protocollo d’intesa per la tutela della proprietà intellettuale tra la Smi-Ati, la federazione delle imprese tessili e moda italiane, e la controparte cinese China national textile & Apparel council. “Anche la nostra controparte cinese è convinta che la lotta alla contraffazione sia importante – sottolinea il presidente di Smi-Ati, Paolo Zegna – sta a cuore anche a loro contrastarla, perché porta maleficio a tutto il sistema sano”. Questa intesa è volta a sensibilizzare le aziende e i consumatori, a migliorare la legislazione cinese in materia rendendola ancora più stringente e impegna i soci a denunciare ed espellere dalle associazioni imprenditoriali chi non rispetta gli accordi. Confindustria firma anche un accordo con il Governo della provincia cinese del Guangdong per rafforzare la cooperazione fra le Pmi. L’accordo è siglato da Montezemolo e dal governatore della provincia cinese, Huang Huahua, alla presenza del vice premier cinese, Zeng Peiyan. Nell’incontro Montezemolo attacca gli istituti di credito: “Le banche sono imprese per le imprese, che devono assumersi il rischio di impresa” di sostenere le Pmi italiane nel loro processo di internazionalizzazione e in quello di aumentare la propria dimensione aziendale. Secondo il presidente di Confindustria, “le imprese italiane pagano un prezzo molto alto per la scarsissima presenza internazionale delle banche italiane. Bisogna che le banche accompagnino le imprese italiane in un indispensabile processo di internazionalizzazione”. Per Montezemolo, infatti, “partner vuol dire rischio” e le banche devono essere un po’ come “delle agenzie matrimoniali per le Pmi, che se non si mettono insieme falliscono”. Sottolineando la necessità di focalizzare l’ attenzione sulla dimensione di impresa, perché solo così le aziende italiane potranno affrontare mercati difficili ma imprescindibili, come quello cinese o quello indiano, Montezemolo sollecita “politiche che incentivino e un ruolo che è fondamentale delle banche”.
Sul tema interviene anche Prodi: “L’Italia ha bisogno di protagonisti internazionali oltre a Unicredit e al nuovo gruppo bancario nato dalla fusione tra Sanpaolo Imi e Banca Intesa e per questo sono auspicabili nuove fusioni”. Circa la possibilità di nuove fusioni in tempi rapidi, Prodi osserva che “prima è, meglio è”, chiarendo comunque che non intende perseguire una politica di protezione dei campioni nazionali. Intanto Simest, la finanziaria pubblico-privata per lo sviluppo delle imprese italiane all’estero, e China Development Bank, firmano un accordo che consentirà alle aziende italiane, soprattutto Pmi, di accedere a linee di credito a medio termine in divisa locale a condizioni vantaggiose. L’intesa è finalizzata anche alla creazione di parchi industriali.
s. g.