Super ricchi, patrimoni calati di 2mila miliardi lo scorso anno

9 Luglio 2019, di Alberto Battaglia

Il 2018 è un anno da dimenticare anche per i milionari. Per la prima volta negli ultimi sette anni è diminuito il numero dei milionari nel mondo e anche il loro patrimonio. Secondo i dati del 23esimo “World Wealth Report” di Capgemini, nel 2018 il numero degli high net worth individuals (Hnwi), ovvero dei soggetti il cui patrimonio supera il milione di dollari è arretrato del 3%. All’interno della categoria dei milionari, ad aver subito le perdite più consistenti (pari al 75% delle perdite totali) sono i soggetti con un patrimonio superiore ai 30 milioni di dollari: il numero di questi ultimi ultra ricchi è diminuito del 6%.

Complessivamente il club dei milionari ha ridotto a livello internazionale il proprio patrimonio di 2mila miliardi di dollari nel corso del 2018. La maggioranza delle perdite, essendo dovute in gran parte al drastico calo dei mercati azionari nell’ultimo trimestre del 2018, nulla hanno a che vedere una migliore distribuzione della ricchezza (che presupporrebbe nuovi prelievi fiscali sui redditi e patrimoni elevati).

Mentre l’ultimo calo nella ricchezza dei milionari era stato registrato nel 2011, a cavallo della crisi dell’Eurozona, questa volta le maggiori perdite sono state riscontrate in Asia. I milionari d’Oriente hanno perso complessivamente mille miliardi di dollari l’anno scorso, il 50% delle perdite globali per la categoria.

Più nel dettaglio, sono i milionari cinesi ad aver subito i maggiori contraccolpi, con circa 250 miliardi di perdite.

A motivare la ritirata dei milionari sono state, secondo Capgemini “un’economia globale contrastata, conflitti commerciali internazionali e le crescenti preoccupazioni di un ciclo di restringimento della politica monetaria”.

Italia e Usa in controtendenza

In controtendenza, invece, i milionari statunitensi il cui numero è cresciuto dello 0,7% nel 2018. Anche in Italia, nonostante un 2018 politicamente assai turbolento, il numero dei milionari è aumentato da 274 a 275 unità: la posizione nella graduatoria generale (in basso) vede dunque l’Italia avanzare dal decimo al nono posto, davanti all’Australia (che nel frattempo ha perso 12 Hnwi)