MICROSOFT: COLPEVOLE. VITTORIA ANTITRUST USA

3 Aprile 2000, di Redazione Wall Street Italia

Microsoft: colpevole. La sentenza, depositata questa sera dal giudice Thomas Jackson, era data per scontata, ma colpisce se non altro per la durezza dei toni.

Il gigante del software e’ un monopolio e ha utilizzato la propria posizione di privilegio per danneggiare i consumatori e la libera concorrenza, violando cosi’ la normativa antitrust degli Stati Uniti.

“Il monopolio di Microsoft rappresenta una violazione della normativa Antitrust degli Stati Uniti – scrive il giudice – e questo monopolio e’ stato mantenuto con la finalita’ di impedire la libera concorrenza”.

“In base alle prove dibattimentali – recita la sentenza – risulta che allo stato attuale non esiste, ne’ sara’ nel breve periodo, alcun prodotto che possa sostituire Windows come sistema operativo per i computer basati su processori Intel-compatibili”.

Nelle 50 pagine del dispositivo, il giudice fa ampio riferimento allo Sherman Act, la legge utilizzata nel 1911 per spezzare il monopolio della Standard Oil di David Rockfeller nel settore petrolifero.

La sentenza accoglie molte delle tesi sostenute dall’accusa: “L’integrazione tra il sistema operativo Windows e il browser Internet Explorer e’ illegale ed e’ stata realizzata con lo scopo conquistare il mercato dei programmi per la navigazione in Rete”.

E’ stata invece respinta la tesi secondo la quale le pratiche di marketing di Microsoft sarebbero illegali, con riguardo alla possibilita’ di praticare sconti in base alla quantita’ sul prezzo delle licenze di Windows.

Si conclude cosi’ con una netta vittoria del dipartimento della Giustizia Usa e di 19 Stati americani, il piu’ importante caso di antitrust nel mondo informatico dai tempi della causa contro Ibm, archiviata nel 1982 dopo 13 anni di dibattimento.

La sentenza e’ arrivata a meno di 48 ore dall’abbandono del tavolo delle trattative tra le parti. Il giudice Jackson aveva infatti cercato in tutti i modi di evitare che il processo giungesse a conclusione e aveva nominato uno speciale mediatore, il giudice della Corte d’Appello di Chicago, Richard Posner. Era stato lo stesso Posner ad annunciare, nella notte di sabato, il fallimento dei negoziati.

Adesso i legali dell’accusa dovranno presentare al tribunale le proprie richieste per impedire a Microsoft di continuare a esercitare pratiche di monopolio e concorrenza sleale. Il fronte e’ pero’ profondamente diviso: il dipartimento della Giustizia sembra orientato a imporre pesanti sanzioni e una serie di provvedimenti per modificare le pratiche commerciali del produttore della societa’ di Bill Gates.

Propende invece per la linea dura la maggioranza dei procuratori generali che rappresentano gli Stati americani unitisi nella causa, per i quali smembrare la societa’ in piu’ divisioni indipendenti e’ l’unica soluzione per evitare che il produttore di Windows continui a esercitare il proprio strapotere nel mondo informatico.

Indipendentemente da quale condanna l’accusa intenda chiedere, Microsoft ha gia’ annunciato il ricorso in appello, “sino alla Corte suprema se sara’ necessario”, dicendosi certa di poter ottenere un giudizio favorevole in seconda istanza.

Gli esperti di diritto sono tuttavia convinti che il giudizio d’appello difficilmente potra’ essere ribaltare la sentenza di primo grado, neppure nell’ipotesi che a novembre la Casa Bianca sia conquistata dai Repubblicani, poco propensi a utilizzare con durezza la normativa antitrust.

Occorreranno circa due anni per arrivare a una sentenza definitiva e ”il risultato sara’ ancora una vittoria del governo – ha dichiarato William Kovacic, docente di diritto alla George Washington University – ma i rimedi saranno certo molto meno drastici”.

(SULL’ANDAMENTO DEL TITOLO MICROSOFT, VEDERE ARTICOLO IN ANALYZE THIS!)