Michele Placido: è tempo di seminare e ridare i sogni ai giovani

10 Giugno 2021, di Titta Ferraro

Per Michele Placido la pandemia ha colpito tutti e lasciato il segno in molti settori. Tra questi indubbiamente il settore cinematografico con artisti e lavoratori del mondo dello spettacolo costretti ad aspettare che il virus molli la presa grazie agli effetti della campagna vaccinale. Il piano di ripartenza predisposto dal governo Draghi comprende anche cinema e teatri ma è ancora prematuro parlare di un reale ritorno alla normalità. A pagare lo scotto maggiore sono state le giovani generazioni che in questo periodo si sono trovate senza la possibilità di cimentarsi in ciò che amano.

Chi non si è fermano davanti alla pandemia è stato Michele Placido che ha voluto condividere con Wall Street Italia il suo voler stare il più vicino possibile proprio ai giovani cercando di trasmettere loro quello che è il lascito dei maestri che hanno accompagnato il suo percorso artistico. L’attore, regista e sceneggiatore in periodo Covid ha portato a termine un film su Caravaggio dal costo di 11 milioni di euro, finanziato esclusivamente con capitale privato.

“Ho continuato a lavorare, con tutte le cautele e precauzioni del caso. L’età e la fortuna di poter continuare a fare ciò che amo anche in questi mesi mi aiuta a patire meno questo periodo di grossi sacrifici e limitazioni” è la prima riflessione di Placido che fa un salto indietro nel tempo per ricordare come ci sono stati periodi ben più bui di quello attuale.

Momenti come il terrorismo, gli attentati e il sequestro Moro, sono esperienze che hanno segnato profondamente l’Italia e sono costate tanto dolore a tante generazioni. C’è poi quello che ci hanno raccontato nonni e genitori sulla guerra. “Adesso abbiamo libertà più limitate, ma il coprifuoco durante la guerra era una cosa ben diversa” rammenta l’artista foggiano rifacendosi proprio ai racconti tramandati da padre in figlio.

Il virus e i giovani

Certamente per i giovani è diverso e si trovano ad affrontare l’ennesimo ostacolo che si frappone davanti alle loro ambizioni. Molti giovani che vogliono seguire la carriera artistica con il Covid sono stati messi ‘in gabbia’. Le restrizioni hanno fatto sì che a molti non è stato più permesso di andare sui set, di andare a scuola di cinematografia e di teatro. “In pratica non gli è stato permesso di sognare – taglia corto Placido –. Addirittura, un giovane di talento che conosco bene e che ha lavorato con me adesso fa il rider per andare avanti. Da un anno e mezzo non riescono più a vedere la luce dell’arte.

Il governo, i politici in generale, non hanno pensato a questo. Sono 400 mila le persone che lavorano nel nostro settore, ma quelli a soffrire di più sono i giovani”.Lo stesso vale in altri ambiti con i giovani che si vedono spesso negata ogni prospettiva. “La colpa principale è chiaramente del virus, ma forse si potrebbe fare di più usando ad esempio la tecnologia per comunicare con questi ragazzi e dare a loro una prospettiva”.

E qui Placido prova a declinare un messaggio molto forte per spingere la sua generazione a fare di più. “Se ognuno di noi pensasse a seminare qualcosa per il futuro, per i figli, saremmo milioni che seminano per i miliardi di nuove generazioni che verranno. Verso i 50 anni ho capito che era il momento di iniziare a donare quello che ho avuto la fortuna di avere: un dono negli anni da grandi maestri. E così facendo mi sento realmente utile alla società che mi circonda”.

Creare le basi per il successo

Il consiglio ai giovani per superare questo periodo grigio è guardare avanti creando oggi i presupposti per il successo di domani. “Quello che servirebbe oggi è un aiuto reale, una mano che permetta di andare oltre e realizzare i propri sogni” e in attesa di ciò il consiglio di Placido è quello di scegliere la qualità attraverso la cultura.

Vedere dei buoni film leggere dei buoni romanzi. Informarsi il più possibile. E non deve mancare una forte coscienza ambientale. “Associarsi e difendere la natura del proprio territorio, seminare insieme agli altri per farsi coscienza civile. Essere green rappresenta una scelta obbligata oggi, ma bisogna mettere in pratica queste scelte e condividerle. Ai giovani dico siate protagonisti, non subite e, soprattutto, non fatevi usare come oggetti di consumo”.

Ottimista o pessimista?  “Sono un pessimista ottimista. Sono stato pessimista perché pensavo che i giovani avessero smesso di sognare. Ma non è così. Non si smette mai di sognare. Oggi mi sento ottimista perché stando in mezzo a tanti giovani ho compreso che l’ottimismo è sempre dentro la nostra coscienza, liberiamolo”.

Michele Placido dietro le quinte

Il pubblico tende a farsi delle idee su un artista che in qualche modo sono espressione di quello che è il percorso durante la sua carriera: “Molte volte nella considerazione umana di quello che rappresento mi ritrovo in quello che il pubblico pensa di me. Mi sento amato, forse anche perché ho fatto scelte artistiche che ritornassero utili per chi guarda, mettendo in scena esperienze umane molto importanti. Gli spettatori hanno così la possibilità di rispecchiarsi spesso in quello che un artista interpreta”. Per far ciò Placido ha sempre attinto a quello che ha appreso da grandi maestri quali Strehler, Rosi, Bellocchio o i fratelli Taviani. “Questo per il pubblico è un rimando di quello che è anche l’orgoglio di essere italiani. Dobbiamo essere orgogliosi per la nostra storia artistica, ma anche a livello sociale”.

Non mancano chiaramente i momenti di buio, di crisi e molto personali che Placido non mette in piazza. Rimangono nitidi nella sua mente i tanti sacrifici per raggiungere il successo. Figlio di un geometra, cresciuto in una famiglia con altri sette fratelli, è stata dura portare avanti un percorso artistico. “Devo dire grazie a chi mi ha incoraggiato nel tempo, a partire dalla maestra delle elementari che ha guardato oltre le carenze scolastiche cercando di tirare fuori le mie doti positive.
Lo stesso è successo crescendo. All’inizio della mia carriera non pensavo di avere questo talento e sono stati grandi registi come Mario Monicelli a tirarlo fuori con incoraggiamenti che sono stati decisivi nel mio percorso.

Ho avuto dei buoni maestri, nel caso di Monicelli un vero padre artistico, che hanno visto in me del talento da valorizzare”, ricorda l’artista divenuto popolare al grande pubblico negli anni ’80 interpretando il commissario di polizia Corrado Cattani nella serie La Piovra.

Tornando all’Italia e al suo immenso patrimonio culturale, Michele Placido non si addentra in valutazioni che non gli competono, limitandosi a un esempio concreto.
“Sono presidente del teatro comunale di Ferrara. Lavoro gratuitamente e sono orgoglioso di farlo e celebrare la storia di una cittadina che ha una storia straordinaria. Quando hai avuto tanto dalla vita, bisogna donare parte di ciò che si è ricevuto e quando mi chiamano per dare una mano mi metto a disposizione. Mi definisco un commesso viaggiatore delle arti”.

Fare ciò che si ama senza preclusioni.

Nel futuro di Placido vedremo più teatro o più cinema? La carriera del regista di Romanzo Criminale dà già un chiaro indizio su quelle che sono le sue intenzioni. C’è chi dopo una certa età sceglie un percorso e fa solo il regista o solo l’attore o solo teatro. Placido non intende chiudere la porta a nulla, con l’amore per il teatro che non tramonta: “Come si fa a dire no al palcoscenico? Io non ce la faccio e mi piace l’idea di spaziare in tutte le avventure che il mondo dell’arte mi offre. Se mi chiamano dal teatro di Trieste per fare il protagonista de La bottega del caffè, una delle più importanti commedie di Carlo Goldoni, come si fa a dire no?”.

Michele Placido in carriera ha vinto tre David di Donatello e quattro Nastri d’Argento “Pensavo che i giovani avessero smesso di sognare. Ma non è così. Non si smette mai di sognare. Stando in mezzo ai giovani ho capito che l’ottimismo è sempre dentro la nostra coscienza. Liberiamolo.”

L’articolo integrale è stato pubblicato sul numero di maggio di Wall Street Italia