Economia

Mercato globale, regole diverse…

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Mercato globale (o globalizzazione) ad oggi non è sinonimo di regole comuni…

Il mercato globale sviluppatosi negli ultimi 30 anni, nasce dall’incremento di scambi internazionali.

Gli scambi si sono manifestati su tutti i livelli, ovvero sociali, culturali, politici, tecnologici etc…

I vantaggi principali del mercato globale sono senza dubbio l’incremento delle comunicazioni tra individui e della circolazione delle informazioni. Questo implica l’opportunità di crescita economica per individui e nazioni precedentemente esclusi dalle conquiste dell’era industriale. La conseguenza diretta è un incremento esponenziale della concorrenza a livello globale, con evidente riduzione dei costi dei prodotti e dei servizi forniti.

Gli svantaggi principali manifestati sono stati un incremento delle disparità sociali e dell’inquinamento, con conseguente proliferazione di movimenti politici populisti.

Quali sono state le conseguenze della nascita del mercato globale?

A seconda degli Stati le ripercussioni sull’economia sono state diverse.

I Paesi fortemente industrializzati come gli USA, hanno colto l’opportunità offerta dal mercato globale di espandere l’economia in Paesi meno industrializzati, creando di fatto nuovi sbocchi.

I grandi Paesi industrializzati ma meno competitivi come l’Italia, avrebbero dovuto cogliere l’opportunità per strutturare la concorrenza e l’efficienza dell’industria nazionale per trovare nuovi sbocchi sul mercato e crescere. Di fatto le debolezze politiche ed economiche, hanno trasformato Paesi di questa categoria in territorio di conquista da parte di Paesi fortemente industrializzati come Germania e Francia, subendo quindi gravi dietrofront industriali.

I Paesi emergenti a vocazione industriale come la Cina, hanno colto l’occasione per entrare su mercati lontani a prezzi vantaggiosi, grazie al basso costo della manodopera ed a regolamentazioni locali molto blande.

I Paesi emergenti con scarsa o non strutturata vocazione industriale, ma ricchi di materie prime come il Venezuela, hanno subito pesanti contraccolpi derivanti dall’eccessivo legame alle sole risorse naturali, vittime delle oscillazioni dei prezzi, non essendo in grado di stimolare diversamente l’economia.

Il problema di fondo del mercato globale sta nelle regolamentazioni.

Si è partiti con un’apertura al mercato globale di indubbio fascino, che è diventato strumento della speculazione finanziaria che ha incentivato le crescite a doppia e tripla cifra del più forte (si veda Amazon, Google etc…), a scapito dei più deboli, impreparati all’evento. Questo peccato originale si è evoluto anche grazie alle leggi nazionali che negli Stati industrializzati prevedevano normative a tutela dei lavoratori, tassazioni elevate etc… non presenti altrove, che di conseguenza hanno spostato verso altre mete gli investimenti delle grosse multinazionali e la relativa forza lavoro (e.g. FCA).

Il protrarsi di queste disuguaglianze ha iniziato a scricchiolare ad inizio millennio con il crollo graduale dell’inflazione e le successive crisi finanziarie.

I palliativi messi in campo sono stati orientati a sostentare artificialmente l’economia con le iniezioni di liquidità da parte delle banche centrali seguendo la teoria della curva di Phillips.

Oggi i mercati finanziari apparentemente apprezzano questi risultati, ma l’inflazione resta bassa e le anomalie di fondo restano. Infatti, la disparità legislativa è ancora più che mai presente e costituisce elemento di destabilizzazione per le economie degli Stati. La ripresa è frutto di un artificio che non può durare in eterno, pertanto emerge un elevato livello di vulnerabilità del mercato globale.

La vera azione sarebbe quella di uniformare le regole del gioco, ma gli interessi contrastanti non lo permettono.

Tra i Paesi industrializzati, solo gli USA sembrano aver capito l’importanza di questo tipo di azione, indi le politiche messe in campo da Trump (e.g. riforma fiscale), ma anche in questo caso, l’azione isolata non è sufficiente, perchè una simile riforma isolata dal resto avrebbe come effetto collaterale l’esplosione del debito pubblico più alto del mondo, ovvero quello degli USA.

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