Mercati, timori che disputa commerciale diventi guerra tecnologica

23 Gennaio 2019, di Daniele Chicca

Ieri alla ripresa delle contrattazioni dopo la pausa per il Martin Luther King Day, il Dow Jones ha perso 300 punti, interrompendo una serie positiva di quattro sedute. Sui mercati finanziari, pesano i timori di un rallentamento della crescita mondiale, dopo che la Cina ha registrato un’espansione del Pil del 6,6%, la percentuale più bassa in 28 anni.

Non aiuta nemmeno il perdurare o persino intensificarsi della guerra commerciale sino americana, che potrebbe presto trasformarsi – per usare le parole del professore Zhu Min dell’università di Tsinghua – in una “guerra tecnologica” tra le due prime potenze al mondo. Si tratterebbe di una sfida per la supremazia nella catena di distruzione dei semiconduttori e di altri prodotti hi-tech.

La grande società cinese Huawei, a cui i paesi Occidentali hanno imposto delle sanzioni e delle restrizioni per via della sensazione che i suoi prodotti possano essere usati per attività di spionaggio, ha minacciato una rappresaglia, e secondo il numero due della banca centrale cinese potrebbe tagliare completamente gli investimenti nella Silicon Valley americana.

“Sono preoccupato, la guerra commerciale potrebbe trasformarsi in una guerra tecnologica” ha dichiarato Zhu da Davos dove è in corso il World Economic Forum, parlando ai microfoni dell’emittente CNBC.

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Daniele Chicca 23 Gennaio 201912:17

Ancora debolezza alla Borsa di Milano in avvio di seduta, con un meno 0,49 per cento dell’indice Ftse-Mib dopo i cali generalizzati di ieri sulle Borse in scia ai rinnovati timori di rallentamento della crescita globale. A questo fattore ora si aggiungono nuove incertezze sui negoziati Usa-Cina sul commercio. Ieri Piazza Affari aveva chiuso al meno 1,03%.

Daniele Chicca 23 Gennaio 201912:18

Contrattazioni mattutine al ribasso sulle Borse europee, dopo che ai timori di rallentamento della crescita globale si aggiungono nuove inquietudini sulle trattative Usa-Cina sul commercio. Londra segna meno 0,58%, Parigi meno 0,53%, Francoforte meno 0,69%.

A Piazza Affari l’indice Ftse-Mib segna meno 0,56 per cento con i maggiori ribassi su Banco Bpm (-2,27%), Telecom Italia (-2,13%), Ubi Banca (-1,8%) e Diasorin (-1,69%), all’oppposto i maggiori rialzi sono su Saipem (+1,15%), Juventus Football Club (+0,54%), Tenaris (+0,38%) e Italgas (+0,15%).

Daniele Chicca 23 Gennaio 201912:19

Sul Forex l’euro è poco variato a 1,1360 dollari, mentre sul fronte obbligazionario lo spread di rendimento tra i tassi di Italia e Germania decennali è in lieve ampliamento a 252 punti base.

Daniele Chicca 23 Gennaio 201912:31

Dopo una prima fase all’insegna del ribasso, a piazza Affari gli indici hanno recuperato e poco dopo le 12.00 sia il Ftse Mib (+0,01%) che l’All Share (+0,02%)viaggiano sulla parità. In recupero rispetto all’avvio di seduta anche le principali Borse europee (Parigi +0,21%, Francoforte -0,09%, Londra -0,2%). Poco mosso lo spread tra i rendimenti di Btp e Bund decennali, in area 253 punti base.

A trainare il paniere delle blue chip sono le performances di Saipem (+1,74%9, Tenaris (+1,35%), Atlantia (+1,23%), Poste Italiane (+0,69%), UniCredit (+0,63%). In recupero Telecom Italia (+0,45%). Maglia nera, invece, è Bper (-1,93%), in compagnia di Exor (-1,9%), StM (-1,32%), Pirelli (-0,86%), Fca (-0,67%).

Daniele Chicca 23 Gennaio 201917:44

Dopo i timori legati alla situazione traballante di Banca Carige, a preoccupare gli investitori ora è il ritorno dell’incubo Mps. Ieri il titolo della banca senese a Piazza Affari è sceso dello 0,7% al minimo storico di 1,21 euro e tutta la banca vale appena 1,38 miliardi. Oggi il titolo tenta il rimbalzo dopo un avvio in sordina e chiude in progresso dell’1,73% a 1,232 euro. L’indice settoriale bancario ha chiuso con un progresso analogo a Piazza Affari (+1,6%).

Daniele Chicca 23 Gennaio 201917:45

Il settore bancario ha iniziato a invertire rotta verso le 11. Nelle prime due sedute della settimana, nonostante lo spread Btp-Bund si sia mantenuto stabile sotto i 250 punti base, l’attenzione del mercato italiano è rimasta ancora concentrata sulla copertura dei crediti deteriorati da parte delle banche italiane, dopo che la stampa ha riportato nuovi dettagli sulle modalità e le tempistiche con cui gli istituti devono arrivare a una copertura integrale (sia per lo stock sia per i nuovi flussi) in base alle indicazioni (non vincolanti) della Bce.

Le principali banche italiane, tuttavia, nei giorni scorsi hanno rassicurato sugli impatti poco significativi legati alle richieste severe di Mario Draghi. A scattare in avanti sono quasi tutti i titoli del Ftse Mib, con UniCredit (+2,2% a 10,63 euro), Ubi (+0,9% a 2,36 euro), Banco Bpm (+0,9% a 1,82 euro) e Intesa Sanpaolo (+1,2% a 2,05 euro). In controtendenza Bper (-1,4% a 3,01 euro), mentre viaggia sulla parità a 7,87 euro Mediobanca. Tra le Mid Cap tenta un recupero anche Mps (+1,3 % a 1,23 euro), mentre prevalgono le vendite su Popolare Sondrio (-0,6% a 2,50 euro), su Credem (-0,6% a 5,07) e, soprattutto, su Creval (-2,5% a 0,0626 euro).