Mercati: la festa è finita? Rischi e opportunità dopo Fed e BCE

2 Agosto 2019, di Mariangela Tessa

La combinazione di banche centrali molto accomodanti e dati sull’economia reale che non mostrano segnali particolarmente negativi, se non in Europa, hanno spinto i mercati azionari verso nuovi massimi. Ma fino a quando durerà la festa?

In base alle previsioni del Team Investimenti di Pramerica SGR:

“Il resto dell’estate dovrebbe trascorrere tranquillamente, grazie alla c.d. “put” delle banche centrali”.

Tuttavia, fanno notare gli esperti, già emergono alcune nubi. A partire dal fatto che

“la BCE avrebbe dovuto agire già a fine luglio e ha invece rinviato tutto a settembre; la FED ha dato disponibilità a ridurre il costo del denaro ma su tempi più lunghi di quanto scontato in questo momento dal mercato. A settembre poi potrebbero riproporsi alcune difficoltà politiche: la legge di bilancio in Italia, la Brexit con un Johnson molto agguerrito, le contrattazioni tra USA e Cina”.

Pur in presenta di questi fattori di rischio, “lo scenario alla base delle nostre scelte di investimento non vede un rallentamento così forte dell’economia da esigere un’azione vigorosa delle banche centrali” si legge in un nota.

Venendo alle scelte di investimento, invece, il team Investimenti di Pramerica SGR, mette in conto che: “le politiche monetarie espansive porteranno i mercati azionari e i mercati a spread a muoversi in un trading range forse più elevato di quello sperimentato finora, con delle correzioni nel momento in cui il rallentamento dell’economia sarà più evidente. I rendimenti resteranno bassi ma probabilmente su livelli superiori a quelli visti a luglio. Abbiamo ridotto l’azionario, anche se il trend rimane con un trading range con massimi più elevati; l’esposizione azionaria è stata ridotta in maniera importante sui bilanciati e sugli altri fondi a benchmark, portandola in sottopeso, e annullata sui portafogli absolute return”.

Non solo.

“La riduzione dell’esposizione ha interessato anche i portafogli corporate ma in maniera meno drastica per lo scenario di tassi bassi, politiche monetarie espansive e liquidità a disposizione, tutti fattori che favoriscono il credito e lo rendono attraente per gli investitori a fronte, soprattutto, dei rendimenti negativi su buona parte del mondo governativo. Sui portafogli governativi, appunto, la duration rimane corta – i rendimenti incorporano elevate aspettative di azioni da parte delle banche centrali; ancora corte le posizioni sul dollaro per le stesse ragioni”.